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Obbligo di salario negli annunci di lavoro e trasparenza sugli stipendi dei colleghi: il decreto del governo che recepisce la direttiva Ue

03 Febbraio 2026 - 10:25 Ugo Milano
decreto governo trasparenza salariale direttiva ue
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Il provvedimento del governo sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri di giovedì 5 febbraio

Potrebbe arrivare nei prossimi giorni, al Consiglio dei ministri di giovedì 5 febbraio, il decreto legislativo per recepire la direttiva europea del 2023 sulla trasparenza salariale. La scadenza è fissata entro il 7 giugno, ma – scrive Repubblica – il governo è pronto per attuare le nuove regole, volte a contrastare il gender pay gap, già da febbraio.

Cosa prevede la direttiva europea

La direttiva europea approvata da Bruxelles nel 2023 impone a imprese, pubblica amministrazione e società partecipate una serie di obblighi di trasparenza su stipendi e criteri retributivi. Ma tra le novità principali c’è anche l’obbligo di indicare i compensi negli annunci di lavoro e consentire ai dipendenti di chiedere informazioni sui salari medi per ruolo. Tutte le imprese con più di 100 dipendenti, inoltre, dovranno rendere esplicite le differenze retributive. E qualora dovessero superare il 5%, dovranno correggerle.

La mediazione del governo

Se il governo finora non aveva ancora recepito la direttiva europea una delle ragioni sta proprio nei timori delle imprese. Quando gli stipendi diventeranno conoscibili, molti lavoratori potrebbero chiedere aumenti, con una possibile impennata dei contenziosi. I sindacati, scrive Repubblica, hanno aperto a una fase preventiva di conciliazione, ma sulla sfondo resta sempre la possibilità di finire in tribunale. Il capo di gabinetto del ministero del Lavoro, Mauro Nori, ha provato a tranquilizzare tutti assicurando che le proposte di imprese e sindacati saranno recepite nel decreto legislativo del governo.

I dati sul gender pay gap in Italia

Il ministero, inoltre, allestirà una piattaforma nazionale per la pubblicazione dei dati di trasparenza salariale, così da agevolare la vita alle imprese. L’obiettivo ultimo resta la lotta al gender pay gap, ossia alla differenza di stipendio tra dipendenti uomini e dipendenti donne che svolgono la stessa mansione. In Italia, secondo i numeri di Istat e Inps, questo divario (sempre a svantaggio delle lavoratrici) è del 20% nella manifattura, del 23,7% nel commercio, del 16,3% nei servizi di alloggio e ristorazione, del 32,1% nelle attività finanziarie, assicurative e nei servizi alle imprese.

Foto copertina: ANSA/Emanuele Valeri | La ministra del Lavoro, Maria Elvira Calderone

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