Gianfranco Fini non si sente un traditore: «Tra me e Berlusconi una frattura politica»

«La cifra della comunicazione di Salvini è sempre stata la superficialità, l’approssimazione. Parla di tanti argomenti senza quasi mai approfondire… Il paragone tra me e Vannacci non sta minimamente in piedi». In un’intervista al Corriere della Sera Gianfranco Fini, ex presidente della Camera e di An, si difende dall’etichetta di “traditore” come il generale affibbiatagli dal leader della Lega. «Io non me ne sono andato dal Pdl che avevo contribuito a fondare. Sono stato dichiarato ‘incompatibile’ da Berlusconi, che in diretta tv mi disse che se volevo ‘far politica’, cioè esprimere le mie opinioni non sempre collimanti con le sue, dovevo dimettermi da presidente della Camera» aggiunge.
Secondo Fini
Secondo l’ex presidente della Camera «non ci furono né traditi né traditori, fu l’epilogo di una frattura politica». Quanto a Salvini e Vannacci, «nulla di minimamente comparabile alla mia storia. La loro è stata una brevissima e spregiudicata convergenza di interessi, senza alcun retroterra e strategia politica. Salvini candidò Vannacci nella furbesca convinzione che gli fosse tatticamente utile e non potesse essere un problema». Sulle dimissioni da europarlamentare di Vannacci: «Il suo cinismo lo esclude a priori. I prossimi mesi ci diranno se quel cinismo con cui Vannacci ha rinnegato la fedeltà alla parola data gli porterà i voti che sogna, personalmente ho molti dubbi».
