Picchiato dai genitori per i brutti voti a scuola, 15enne chiede aiuto a ChatGPT: «È normale?». Poi scappa con un amico e denuncia

Cinture, fili di caricabatterie, cucchiai e perfino rami raccolti dagli alberi. Qualunque oggetto andava bene. L’obiettivo era sempre lo stesso: punire il figlio per i brutti voti presi a scuola. «Devi andare bene, così diventerai medico o avvocato e renderai onore alla nostra famiglia», gli ripetevano i genitori, chiarendo fin da subito aspettative, ma sopratutto conseguenze. Le percosse sono cominciate quando il bambino aveva appena sei anni e si sono ripetute almeno tre volte alla settimana per quasi dieci anni, visto che ora il ragazzino ha 15 anni e va al liceo di Novara.
Le richiesta d’aiuto a Chatgpt
Nei giorni scorsi l’adolescente, assistito da uno psicologo, ha raccontato tutto ai poliziotti. Prima di rivolgersi alla squadra mobile, però, si era confidato con i genitori di un amico e anche con ChatGPT. «È normale essere picchiati per un brutto voto?», aveva chiesto. «Nessuno dovrebbe subire violenze», la risposta dell’intelligenza artificiale, che ha chiarito come quella non fosse una situazione normale.
La fuga e la denuncia per maltrattamenti
Così, la mattina del 24 gennaio, il 15enne ha deciso di scappare con l’amico e la sera ha chiamato il 112 dicendo che mamma e papà lo stavano «trattando un po’ male». Lui – scrive la Repubblica -, dopo gli accertamenti degli investigatori, è stato affidato ai servizi sociali, mentre i genitori sono stati denunciati per maltrattamenti. Le indagini, coordinate dalla procura, andranno avanti per accertare nel dettaglio cosa capitasse nella casa di quella famiglia.
Foto copertina: PEXELS / RYUTARO TSUKATA
