Bimbi maltrattati nell’asilo nido gestito dalle suore a Benevento. La mamma di un piccolo: «Mio figlio tornava a casa con lividi, così ho capito»

«Siamo delusi, amareggiati. Mai potevo pensare una cosa del genere. Ho dato fiducia a questa scuola e a queste insegnanti. Mi addolora che alcune suore abbiano fatto una cosa del genere, ma dentro di me pensavo ci fosse qualcosa di strano». inizia così il racconto al Corriere della Sera della mamma di uno dei bambini legati, insultati e picchiati in un asilo nido gestito da suore nel rione Triggio, a Benevento. «Un giorno mio figlio era terrorizzato e piangeva. Si era spaventato, continuava a piangere chiamando mamma e papà. Poi ho trovato anche dei lividi sul suo corpo. Dall’asilo nido mi hanno raccontato che se li era procurati “gattonando”, ma poi mi sono chiesta come aveva fatto a procurarseli, se sul pavimento dell’asilo ci sono i tappeti», racconta.
La segnalazione ai carabinieri partita da una volontaria della struttura
La Procura di Benevento ha indagato cinque maestre, tre delle quali suore, disponendo per tutte l’obbligo di dimora. Le piccole vittime, di età compresa tra i 10 mesi e i 3 anni, sarebbero stati sottoposti a ripetuti maltrattamenti: legati alle sedie, colpiti con schiaffi alla nuca, strattonati per i capelli. Le indagini sono state condotte dai carabinieri, che hanno potuto incastrare le sospettate grazie alle microcamere installate nel nido. L’inchiesta è partita non dai genitori ma dalla segnalazione di una volontaria della struttura e ha denunciato tutto ai militari. «Spero di incontrarla e ringraziarla – ha raccontato la donna al Corriere – è stata coraggiosa, non ha avuto paura di denunciare. Dobbiamo ringraziarla, altrimenti mai avremmo saputo il dramma che hanno vissuto mio figlio e tanti altri bambini. Spero che tutto questo non avrà ripercussioni dal punto di vista psicologico».
«Pagare una retta e ritrovarsi il proprio figlio a casa, in lacrime con lividi, offeso o, addirittura, legato è doloroso e inaccettabile»
«È un incubo. Vogliamo giustizia – ha raccontato la mamma della piccola vittima – i bimbi non si toccano. Attendiamo l’esito delle indagini e confidiamo nella magistratura che faccia chiarezza su quanto accaduto. Non è possibile poter pensare che si possa fare del male ad un bambino. Tra l’altro pagare una retta e ritrovarsi il proprio figlio a casa, in lacrime con lividi, offeso o, addirittura, legato è doloroso e inaccettabile. Per disporre degli allontanamenti credo un minimo di verità ci sia. Però devo dire che ritengo sia leggera la misura disposta dalla procura rispetto alle gravi accuse emerse dalle indagini condotte dai carabinieri. Per questo ci auguriamo che si faccia piena luce su quanto accaduto perché siamo increduli, affranti e provati dal dolore e dallo sdegno, che sono quelli di un’intera città di fronte a questo orrore».
