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Massimo Giletti contro Sigfrido Ranucci per le chat sulla “lobby gay” di destra

10 Febbraio 2026 - 05:46 Alessandro D’Amato
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L'attacco durante la diretta a Lo Stato delle Cose. «Siamo giornalisti della stessa azienda, finire a parlare di questa roba è triste».

Massimo Giletti contro Sigfrido Ranucci. A Lo Stato delle Cose durante la diretta di ieri sera 9 febbraio su Raitre Giletti ha mostrato le chat tra il conduttore di Report e Maria Rosaria Boccia che aveva già pubblicato Il Giornale. E che Ranucci aveva smentito parlando di manipolazione. Poi si è detto «perplesso perché siamo giornalisti della stessa azienda, finire a parlare di questa roba è triste. Ma proprio perché so chi sei, perché conosco la tua storia, io non riconosco questa libertà di informazione in quello che hai scritto. Perché la libertà di informazione non è un venticello, non è una battuta, è qualcosa di molto più serio».

Le chat sulla lobby gay di destra

Il conduttore di Lo Stato delle Cose dice che la libertà di informazione «è andare contro chi non vuole la trasparenza, è andare contro i palazzi anche se te la fanno pagare. E tu lo sai caro Sigfrido, sei il primo e io te l’ho sempre riconosciuto. Ecco perché faccio fatica a non essere deluso da quello che leggo, ecco perché faccio fatica anche a pensare che mi hai mandato un messaggio dicendo che non è vero nulla. Io capisco, uno fa una telefonata e si dicono tante fesserie magari per convincere l’altra parte, io a questo ci sto: però qui non è una questione di sostantivi, lobby non lobby, gay non gay. È questione di sostanza e io qui la sostanza non la vedo: non vedo la sostanza di un combattente come ti definisci tu».

Giletti e Ranucci

«Ora non sei solo tu l’unico giusto nel mondo, così come non lo sono io: abbiamo entrambi tanti difetti, però dividersi in un momento così difficile per il giornalismo perché avere la schiena dritta non è semplice e tu lo sai benissimo quanto sia difficile, permettimi che per me è una delusione umana profonda», ha concluso. Cosa dicono le chat tra Ranucci e Boccia? Giletti le ha mostrate nella loro versione integrale. Il primo messaggio è del giornalista a Boccia, datato 17 settembre 2024 alle ore 21.29.46: “Ho visto Cerno all’Aria che tira”. Il secondo arriva subito dopo, sempre da Ranucci, alle 21.30.01: “Quello è un altro del giro”.

Il terzo messaggio alle 21.31.21: “Amico di Marco Mancini. Giro gay”. Infine l’ultimo messaggio della serie del giornalista alle 21.31.33: “Perivolosissimo”. Dopo questo messaggio risponde Boccia alle 21.31.43: “Come Signirini” (intende Alfonso Signorini, ndr). Ranucci replica alle 21.31.49: “Sì”. Boccia prosegue alle 21.31.50: “E il signor B”. Quindi, chiude l’ultimo messaggio di Ranucci alle 21.32.01: “E Giletti”.

La reazione di Ranucci

Dopo la pubblicazione delle chat da parte del Giornale su Facebook Ranucci aveva parlato di una manipolazione dei contenuti. Ieri 9 febbraio, mentre si parlava delle chat e del caos in Rai, ha pubblicato un altro status: «Non mi risulta nessun caos in Rai. Io mi batto per la libertà di stampa da una vita. Anche per i colleghi Giletti e Cerno. Io sono a Torino per rappresentare il mio “Diario di un Trapezista” dove parlerò anche del loro amico Marco Mancini e del famoso incontro all’autogrill».

Il 31 gennaio invece aveva pubblicato un altro post in cui aveva accusato Il Tempo: «È stato tolto dalla chat il nome di un personaggio legato ai servizi segreti, Marco Mancini, amico di Cerno e della Cavallaro (Rita, autrice dell’articolo sul Tempo, ndr), che ha rapporti parentali con uomini dei servizi e che avrebbe spiegato il mio riferimento a Giletti, che nulla aveva a che fare con frasi omofobe che mi sono state attribuite. Fatto che verrà dimostrato nelle sedi competenti. Da parte di Report non c’è alcuna manovra contro il governo, ma come sempre l’esigenza di ripristinare la verità dei fatti».

La polemica su Longobardi

Intanto il Movimento 5 Stelle ha parlato del servizio di Report in cui si racconta «dei due israeliani che incontrarono gli uomini della società Equalize nella loro sede di Milano». Uno dei due «sarebbe stato Arik Ben Haim, imprenditore nel campo della cybersicurezza, ritenuto un ex dirigente del Mossad e all’epoca partner di Cyberealm, la società di cui Maurizio Gasparri era presidente senza averlo mai comunicato al Senato, incarico da cui è dovuto dimettersi solo dopo che Report lo ha beccato. Ebbene, tale personaggio sarebbe stato lì per vendere a Equalize un dossier sulle società anche italiane che commerciavano petrolio iraniano sotto embargo, un database che si sarebbe dovuto comprare per 100 mila euro e magari rivendere a prezzi gonfiati. Ora davanti a uno scenario di simile gravità, cosa farà Maurizio Gasparri?».

Giletti e Sottile

Nel comunicato dei grillini si suggerisce di indagare sulla «presenza in Rai, in particolare nelle trasmissioni di Massimo Giletti e Salvo Sottile, di Gino Zavalani di Esperia, una rete di condizionamento dell’opinione pubblica riconducibile a una società di proprietà, della compagna di uno dei più stretti collaboratori di Meloni, Tommaso Longobardi. Anche qui visto che il grafomane Gasparri probabilmente stavolta starà fermo, presenteremo noi un’interrogazione in Commissione di Vigilanza RAI. Il canone lo paghiamo tutti, non per vedere passerelle di influencer manipolati da lobby o interessi particolari, ma per un’informazione che serva davvero la collettività e la democrazia. Se Gasparri vorrà aggiungere la sua firma a queste interrogazioni, la accettiamo senza problemi», concludono.

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