Rivoluzione Nato, gli Usa lasciano la guida dei centri militari (anche a Napoli). Via alla missione nell’Artico per «calmare» Trump sulla Groenlandia

È una Nato sempre più europea e meno americana quella che si profila all’orizzonte. Come da desiderata di Donald Trump, che di pagare il conto della difesa del Vecchio Continente (e del Canada) non ha notoriamente più voglia. Martedì l’Alleanza atlantica ha annunciato a sorpresa una decisione operativa presa dal Comitato militare in realtà già diversi giorni fa che ha un sapore storico: i tre principali centri di comando delle operazioni Nato saranno affidati agli europei. Gli americani insomma lasceranno la guida del Joint Force Command di Napoli (all’Italia) e di quello di Norfolk (in Virginia, dunque sul loro stesso territorio) al Regno Unito. Quanto al Terzo polo di comando, quello di Brunssum nei Paesi Bassi, ad alternarsi alla sua guida saranno un generale tedesco e uno polacco. Gli Stati Uniti dal canto loro manterranno o prenderanno il controllo dei «comandi di componente», quelli di terra, aria e mari. E manterranno almeno per ora il Comando militare supremo dell’Alleanza. Gli avvicendamenti non saranno immediati, precisa l’Alleanza nella stringata comunicazione, ma saranno implementati via via nei prossimi anni. Ma il dado è tratto, e la direzione chiarissima: quella di «condividere in modo più giusto le responsabilità dentro la Nato».
February 10, 2026
La nuova missione Nato nell’Artico
Gli europei fanno buon viso a cattivo gioco, anche perché la sfida esplicita ormai è quella di «tenere a bordo» gli americani e scongiurare colpi di testa di Donald Trump che l’Alleanza rischierebbero di farla saltare del tutto. Il suono delle minacce del tycoon e dei suoi sulla Groenlandia ancora ronza nelle orecchie dei governi europei, Danimarca in testa. Oggi, a tre settimane dall’incontro di Mark Rutte con Trump a Davos che aveva scongiurato il peggio – super-dazi ai Paesi europei che avevano inviato soldati in Groenlandia, la minaccia dell’annessione forzata – la Nato ha presentato il piano per acquietare (si spera) la sete di controllo degli americani. Si chiama “Sentinella dell’Artico” e nelle intenzioni del Comando operativo alleato dovrebbe servire ad «assumere collettivamente una maggiore responsabilità per la difesa della regione, considerando l’attività militare della Russia e il crescente interesse della Cina in quella zona». In che modo? Innanzitutto integrando «in un unico approccio operativo globale» le iniziative di sicurezza già operative nella regione polare: la missione Arctic Endurance della Danimarca, l’operazione La Fayette della Francia, l’esercitazione Cold Response della Norvegia, altre iniziative ancora. E poi calamitando un impegno militare rafforzato degli Alleati.
Il vertice a Bruxelles e gli annunci degli Alleati
Il Regno Unito ha annunciato oggi un «massiccio potenziamento» del suo contingente militare in Norvegia: il numero di soldati dispiegati raddoppierà, passando da 1.000 a 2.000 entro i prossimi tre anni, così che Londra giocherà un ruolo «vitale» nella Sentinella dell’Artico, ha sottolineato il ministro della Difesa John Healey, che ha ribadito come «la Russia rappresenta la più grande minaccia alla sicurezza artica che si sia vista dai tempi della Guerra Fredda». E la stessa Danimarca ha promesso di essere pronta a dare un «contributo sostanziale» alla nuova missione congiunta Nato. Giovedì per conto di Trump sbarca a Bruxelles il sottosegretario Usa Elbridge Colby, che incontrerà i ministri della Difesa degli altri 31 Alleati al posto del segretario alla Guerra Pete Hegseth. E gli europei contano di presentarsi coi compiti a casa fatti, sperando che tutto vada liscio. «L’unica strada da seguire per la Nato è quella di diventare più europea, altrimenti diventerà sempre più irrilevante. Il che significa budget della difesa più elevati, perché è da lì che si parte», ha detto alla vigilia del vertice un’anonima fonte dell’Alleanza.
