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Bordighera, parla la mamma finita in carcere con l’accusa di aver ucciso la figlia di due anni: «Mi farò 40 anni ma la verità deve emergere»

12 Febbraio 2026 - 18:40 Alba Romano
bordighera bambina morta
bordighera bambina morta
La donna, durante l'interrogatorio di convalida del fermo, ha negato ogni addebito: «Mai messo le mani addosso alle bambine, che sono le ragioni della mia vita»

Resterà in carcere Manuela A., 43 anni, mamma di Beatrice, la bambina di due anni trovata morta lunedì scorso nella sua abitazione a Bordighera, in provincia di Imperia. La donna, accusata di omicidio preterintenzionale, è comparsa, oggi, in videoconferenza dalla sezione femminile del carcere genovese di Pontedecimo davanti al gip Massimiliano Botti per l’interrogatorio.

Non convalidato l’arresto ma rimane il carcere per gravi indizi di colpevolezza

«La signora ha ribadito di non aver mai messo le mani addosso alle bambine, che sono le ragioni della sua vita. Ha detto ‘mi farò quarant’anni, ma la verità deve emergere per forza’», hanno ribadito gli avvocati che seguono la donna, Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta. Il giudice non ha convalidato l’arresto ha però emesso una misura cautelare in carcere ravvisando i gravi indizi di colpevolezza e, come esigenza cautelare, l’inquinamento delle prove. Non c’è possibilità di reiterazione del reato, perché le altre due figlie che Manuela ha avuto con Maurizio R. (in carcere da 5 mesi) si trovano ora in un istituto. La 43enne ha risposto a tutte le domande del giudice e del pm. La difesa ha contestato la misura dell’arresto, ravvisando la mancata flagranza, o quasi flagranza, e il fatto che siano state svolte delle indagini come l’escussione di alcuni testimoni e una prima ispezione incompatibili con il carcere. Non solo, secondo i legali della madre è possibile che la donna non sia stata in grado di compiere in modo corretto le manovre che il 118 le suggeriva al telefono e che ciò potrebbe avere inciso sull’epilogo.

La caduta dalle scale e perché le telecamere l’hanno inquadrata da sola in auto

La donna ha raccontato che la bimba era caduta dalle scale, fuori da casa, giovedì 5 febbraio, dopo essere scivolata mentre pioveva a dirotto. Sabato 7 febbraio si sarebbe recata da un amico, nell’entroterra di Vallecrosia, portando con sé le tre figlie (le sorelline di Beatrice hanno 10 e 9 anni). E lì si sarebbe fermata la notte. Domenica mattina, sarebbe però tornata da sola a casa propria. Per questo le telecamere pubbliche l’hanno ripresa senza le bambine in auto. Poi ha fatto la spesa ed è tornata dall’amico, dove erano rimaste le bambine.

La tragica mattina

La tragedia si sarebbe consumata lunedì mattina, prima di portare le bambine più grandi a scuola. La donna si è avvicinata al lettino di Beatrice per prenderla e portarla dai nonni ma si è accorta che aveva difficoltà a respirare. Ha quindi chiamato subito il 118. «Fino alla sera prima stava bene – prosegue l’avvocato Di Giovanni -. Aveva solo notato alcune difficoltà respiratorie e per quel motivo l’aveva sottoposta più volte all’aerosol». Secondo la difesa, dunque «potrebbe esserci, come il pm aveva chiesto in via subordinata, un abbandono di incapace seguito da morte, che però pretende che non via siano lesioni o percosse oppure un atteggiamento colposo di negligenza nell’assistenza alle figlie che potrebbe derivare dall’intervento di terze persone». Tutti aspetti che solo l’autopsia può dipanare. «Bisognerà chiarire quali sono le cause della morte, qual è il significato delle lesioni che riportava la bambina e se vi sia un nesso dei causalità tra l’uno e l’altro. Siamo in una fase che si presta a tutte le soluzioni. L’accertamento autoptico ci dirà qualcosa di più – concludono i legali – ma avremmo voluto tramutare questa misura in arresti domiciliari, anche perché la donna è apparsa molto affaticata e in crisi. Per una madre a cui muore un figlio che sia responsabile tanto o poco è evidente che si tratta di un trauma notevole».

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