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Il nuovo attacco a sinistra di Nordio: «Anche negli anni ’70 chiamavano i brigatisti “compagni che sbagliano”» – Video

12 Febbraio 2026 - 16:53 Federico D’Ambrosio
La replica del dem Francesco Boccia: «Non le riuscirà di scrivere la storia»

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, non arretra sull’accostamento delle attuali manifestazioni pubbliche e cortei con il periodo degli anni ’60 e ’70 che portò alla nascita delle Brigate rosse. Lo ribadisce in Senato, oggi 12 febbraio, durante il question time proposto dal Partito democratico, partendo dal fatto che lui stesso, quando era pm, occupandosi della “colonna veneta” delle Br finì sotto scorta per le minacce ricevute: «Mi consentirà – dice a Valter Verini che aveva posto l’interrogazione chiedendogli su quali elementi basasse la valutazione sull’imminente ritorno del terrorismo in Italia – di dire che questo fenomeno lo conosco».

L’attacco di Nordio

E poi aggiunge: «La storia non si ripete mai in termini assolutamente uguali, ricordo che prima dell’esplosione delle Brigate rosse c’erano stato queste forme di violenze di piazza molto ma molto agitate e poi alla fine armate e sapete come la sinistra li chiamava? “Compagni che sbagliano“, “sedicenti Brigate rosse.” Erano considerati infiltrati fascisti, magari come oggi si cerca di coprire alcune responsabilità su cui la magistratura farà i dovuti accertametni. Soltanto quando è stato ucciso Guido Rossa il Partito Comunista ha preso atto che in quella compagine c’era un album di famiglia, come disse Rossana Rossanda. Queste cose le conosco, a quell’epoca non furono prese le dovute precauzioni. Queste situazioni di aggressività verso le forze dell’ordine, che allora non furono affrontate con la dovuta energia, rischierebbero di produrre fenomeni se non uguali analoghi a quelli che hanno turbato quegli anni».

La replica del Pd

Dura la replica del dem Francesco Boccia: «Non le riuscirà di scrivere la storia. Ha mai sentito Berlinguer o Lama dire le parole folli che ricorda lei? Le sue parole si confermano gravi e irresponsabili. Lei ha evocato le brigate rosse e sono affermazioni gravi. Tra il dissenso democratico e la violenza c’è una differenza che appartiene alla memoria costituzionale della Repubblica».

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