Zoe Trinchero uccisa a Nizza Monferrato, parla la mamma: «Mi sto torturando per non averle detto “torna a casa”. Non esiste perdono»

«Non esiste perdono. Almeno io ora non lo concepisco». A parlare per la prima volta è Mariangela Auddino, mamma di Zoe Trinchero, la 17enne uccisa e gettata in un canale da Alex Manna, la notte tra il 6 e il 7 febbraio, a Nizza Monferrato. «Non voglio cercare altri colpevoli, se non l’unico che ha scelto di portarmela via. A me, al suo papà, alle sue sorelline, ad Andrea, alla nostra famiglia e agli amici», afferma in un audio diffuso dai legali che assistono la famiglia, Fabrizio Ventimiglia e Marco Giannone. «Le ho trasmesso il valore dell’amicizia e della verità – prosegue -. Le ho insegnato a dire no quando non voleva qualcosa, a difendersi da un bullo, a sostenere i più deboli. Detestava la violenza, ma sapeva farsi ascoltare».
L’audio della madre della 17enne
Il corpo senza vita della figlia era stato trovato nel Rio Nizza della cittadina in provincia di Asti. Per il delitto è stato fermato il 19enne Alex Manna, che ha ammesso le proprie responsabilità durante l’interrogatorio con gli inquirenti. «Mi tormento per non averle detto di tornare subito a casa quando l’ho sentita quella sera», racconta Mariangela. «Ma perché avrei dovuto? Aveva appena finito di lavorare, era tranquilla con i suoi amici. Mi fidavo di lei: non faceva tardi, mi avvisava se si spostava in macchina, sapeva che mi preoccupavo e mi teneva sempre informata. So chi era mia figlia: aveva un carattere vivace».
Adesso chiede «verità» e che «l’intera società civile si mobiliti. Un uomo non dovrebbe mai nemmeno alzare un dito contro una donna. Siamo noi genitori a dover educare i figli al rispetto, e le scuole devono insegnarlo al posto della rivalità. Zoe, il suo nome significa “essenza della vita”, rappresenta la vita stessa, il diritto di vivere e di dire no quando si vuole dire no. E io mi farò portavoce di questo, insieme alle tante madri e ai genitori che soffrono e combattono contro il femminicidio», conclude.
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L’accusa è di omicidio aggravato dai futili motivi
Al momento l’accusa nei confronti di Manna non è di femminicidio, ma di «omicidio aggravato dai futili motivi». Per Rocco Giuseppe Iorianni, difensore con Patrizia Gambino del 19enne «ci sono dichiarazioni del nostro assistito che potrebbero trovare riscontro nell’omicidio preterintenzionale. È una vicenda molto più ingarbugliata di quanto potesse apparire all’inizio». Il legale parla anche del depistaggio effettuato dal giovane dopo l’accaduto. Quando la famiglia e tutti gli amici cercavano Trinchero, che si era attardata a parlare con lui, Manna aveva fatto rischiare il linciaggio di un altro ragazzo, Naudy Carbone, indicato da lui come l’aggressore.
L’inchiesta
«I due amici ai quali è contestato il coinvolgimento a titolo di favoreggiamento sul depistaggio delle indagini – prosegue l’avvocato – sono della stessa compagnia e tra quelli che, intervistati in tv, si dicevano affranti. “Chi ha fatto cosa? Al momento il coinvolgimento dei due amici è per favoreggiamento, ma è ancora tutto da definire. Alex è stato descritto anche come “lo scemo della compagnia”. Gli si voleva appioppare tutta questa storia?». E poi ancora: «Indagheremo per capire perché abbia confessato. Intanto aspettiamo i risultati ufficiali dell’autopsia che, comunque, già dai primi dati parla di morte da precipitazione. Ma come è precipitata Zoe?». Le indagini proseguono per accertare la dinamica dei fatti, anche attraverso le analisi degli abiti sia di Trinchero che di Manna, che verranno inviati nei prossimi giorni al Ris di Parma.
Foto copertina: ANSA/TINO ROMANO | Fiori sul luogo dove è stato rinvenuto il corpo di Zoe Trinchero nella tarda serata di ieri, 07 febbraio 2026
