Famiglia nel bosco, l’esposto dei genitori per i bambini chiusi a chiave

Gli avvocati di Catherine Birmigham e Nathan Trevallion hanno presentato una diffida al tribunale nei confronti dell’assistente sociale Veruska D’Angelo. I genitori dei bambini nel bosco la accusano di aver disposto di chiudere a chiave la porta della loro stanza. Per evitare ricongiungimenti notturni con la mamma. Che dorme altrove ma nello stesso edificio. La presenza di Birmingham all’interno della casa famiglia è già una deroga alla misura stabilita. Secondo i legali Marco Femminella e Danila Solinas i bambini sono vittime di crisi notturne e ansia. «Credo che a nessuno sfugga come una simile decisione determini una ulteriore e ingiustificata sofferenza nei tre minori erigendo, di fatto, un invalicabile muro d’angoscia che nei bambini si traduce in un insostenibile senso di impotenza e di colpa. I bimbi percepiscono la separazione come una loro responsabilità e questo è insopportabile», scrive la difesa.
L’esposto contro l’assistente sociale
Secondo la ricostruzione presente nell’esposto il bambino di 6 anni ha crisi di panico: «Ben sapete dei gravi episodi notturni allorquando il piccolo si sveglia in preda a crisi di panico e urla disperate che con fatica e dopo un tempo infinito la madre riesce a calmare». La lettera/diffida rivolta al Tribunale conclude chiedendo la revoca della misura decisa dalle assistenti sociali: «Quella porta che i bambini sapranno essere chiusa anche questa notte sarà causa di nuovo dolore e trauma che non trova ragione nell’ordinanza del Tribunale». Secondo la difesa la scelta è frutto di una visione restrittiva di quanto deciso dai giudici.
La comunità
Intanto va avanti la perizia nei confronti della coppia anglo-australiana. E i vertici della struttura si difendono dalle accuse: «Il nostro obiettivo primario è sempre il benessere psicofisico dei minori, la loro sicurezza e il loro sviluppo armonico… Si confida in un rapido ritorno a un’informazione responsabile, rispettosa e aderente ai fatti».
