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Il sottosegretario Onu: «Albanese? Non siamo sempre d’accordo, ma lei non dipende dalle Nazioni Unite»

14 Febbraio 2026 - 08:44 Alba Romano
thomas fletcher sottosegretario onu francesca albanese
thomas fletcher sottosegretario onu francesca albanese
Thomas Fletcher spiega che la special rapporteur «risponde agli Stati membri perché sono loro che l'hanno nominata e sono loro che, eventualmente, possono rimuoverla»

Il sottosegretario Onu e capo dell’Ufficio per gli affari umanitari (Ocha) Thomas Fletcher dice che tra quello che dice Francesca Albanese e le posizioni del Segretariato delle Nazioni Unite «c’è una separazione netta». Dice di non conoscerla nemmeno: «No, non ci siamo mai incontrati. So però cosa significa esporsi su questioni come Israele-Palestina, Russia-Ucraina, il conflitto in Sudan… arrivano anche a me gli attacchi. È fondamentale che l’Onu mantenga un approccio neutrale, imparziale e indipendente», sostiene in un’intervista a Repubblica.

La neutralità di Albanese

E sulla neutralità di Albanese dice: «Rispondo rifacendomi a quanto detto da Stephane Dujarric, portavoce di Guterres: il Segretario generale non è sempre d’accordo con tutto ciò che Albanese dichiara pubblicamente». Poi spiega: «La special rapporteur Onu per la Palestina non dipende dal Segretario, bensì risponde agli Stati membri perché sono loro che l’hanno nominata e sono loro che, eventualmente, possono rimuoverla. Non ha senso chiedere a Guterres». Il quale ha detto che l’Onu è “sull’orlo di un collasso finanziario”. «È in gioco la sopravvivenza stessa dell’istituzione. Il Segretario ha parlato con coraggio, sta portando avanti delle riforme tra grandi resistenze e nonostante gli Stati membri non paghino in tempo. Pensi che alcuni pretendono rimborsi per denaro che non abbiamo ricevuto da loro».

Il funzionamento dell’Onu

Sul funzionamento dell’Onu, sostiene, «vi lavoro e, mi creda, so bene che non è perfetta. Tuttavia resta il modo meno imperfetto che abbiamo per gestire differenze. È efficace quando lo sono i 190 e più Stati membri che ne fanno parte, si basa sulla cooperazione». E poi: «Vede positivamente la riforma dell’Onu e la spinta a una maggiore efficienza. Mi hanno assicurato che l’Italia, tra i primi 20 donatori al mondo, manterrà gli impegni umanitari». L’anno scorso il budget Onu ha subito una riduzione del 40 per cento. Gli effetti sono stati «disastrosi. Le faccio un esempio. A Kunduz, in Afghanistan, ho incontrato madri che avevano perso i figli perché costrette a partorire su una strada dissestata: la clinica era stata chiusa per carenza di fondi».

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