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Hai ricevuto rose a San Valentino? Potrebbero essere tossiche

14 Febbraio 2026 - 22:05 Ygnazia Cigna
rose tossiche san valentino
rose tossiche san valentino
Un’indagine olandese svela il cocktail tossico che spesso si annida nei bouquet: fino a 26 pesticidi diversi in un solo mazzo, di cui la metà vietati nell'Ue

Sono i fiori dell’amore per eccellenza. Ma dietro il profumo e i petali vellutati può nascondersi un’insidia che va ben oltre le spine. Nei mazzi regalati a San Valentino si annida spesso un vero e proprio cocktail chimico di pesticidi, molti dei quali vietati in Italia e nell’Unione europea. Mentre le coppie oggi si sono scambiate fiori e dichiarazioni, gli ambientalisti hanno lanciato l’allarme. A far scattare la sirena sono i risultati di recenti test di laboratorio condotti nei Paesi Bassi, snodo centrale del mercato floreale europeo. I bouquet di rose sono risultati i più contaminati, carichi di sostanze tossiche e vietate.

Il cocktail di pesticidi nel mazzo

L’indagine condotta da «Pesticide Action Network Netherlands (Pan-Nl)», riportata dal Guardian, ha analizzato campioni prelevati casualmente dal mercato. E i risultati fanno storcere il naso. Se nell’intera indagine sono state riscontrate ben 87 sostanze chimiche diverse tra loro, la concentrazione può variare. In un solo bouquet di rose rosse di un vivaio in Olanda, ad esempio, sono state trovate ben 26 tracce di pesticidi contemporaneamente. Di questi, esattamente la metà (13) sono ufficialmente vietati nell’Unione europea. Tra i veleni rintracciati e vietati nell’Ue ci sono la clofentazina che altera il funzionamento della tiroide, il carbendazim che è classificato come cancerogeno per l’uomo e il clorfenapir, un potente insetticida altamente tossico.

Il viaggio del veleno fino ai nostri vasi

Ma la radice del problema risiede nella globalizzazione selvaggia del settore. Per soddisfare la domanda mostruosa di San Valentino (circa 200 milioni di rose prodotte solo per l’Europa) e non solo, il mercato si rivolge a paesi come Kenya, Colombia ed Etiopia. Qui, in enormi fabbriche di fiori nei pressi del lago Naivasha, le colture vengono irrorate costantemente di pesticidi per evitare che parassiti rovinino il carico. In queste serre sigillate, i regimi normativi sono più permissivi. E alla fine il prezzo fa gola ai Paesi Ue. Secondo i dati Ismea di gennaio 2026, una rosa estera (proveniente da Olanda, Spagna, Kenya, Etiopia, Colombia, Ecuador) costa in media 1,01 euro, contro l’1,21 euro di quella prodotta in Italia. Risparmio che si paga, però, in termini di salute. E sfruttamento. In Kenya, infatti, il costo di produzione di una rosa è inferiore ai 10 centesimi, con lavoratori pagati appena 2-3 euro al giorno, se va bene.

Il mercato in Italia

Gran parte di queste rose prodotte in Kenya o altrove arriva poi in Italia passando per l’Olanda. Una volta giunte nelle nostre città, finiscono spesso anche nel circuito degli ambulanti, un mercato grigio controllato da intermediari che gestiscono spazi di vendita e alloggi dei venditori. Sistema notoriamente opaco che aggira le regole di tracciabilità, mette a rischio la sicurezza dei consumatori e calpesta i diritti dei lavoratori.

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