Ultime notizie Festival di SanremoFrancesca AlbaneseJeffrey EpsteinOlimpiadi 2026Roberto Vannacci
POLITICAGiorgia MeloniGoverno MeloniReferendumRiforma giustiziaSondaggi

Sondaggi referendum, risultato in bilico. E Meloni è pronta a scendere in campo

14 Febbraio 2026 - 05:21 Alba Romano
giorgia meloni sondaggi referendum
giorgia meloni sondaggi referendum
Le rilevazioni di Pagnoncelli: con l'affluenza bassa vincerebbe il no. E la premier si prepara

I sondaggi di Ipsos illustrati da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera dicono che a oggi il referendum sulla riforma della giustizia è conosciuto dal 10% degli italiani. Il 36% dice invece di essere abbastanza informato, mentre più della metà ammette di saperne poco o nulla. Il 40% gli dà poca/nulla importanza o non si esprime. Anche il giudizio è contraddittorio: il 27% condivide il fatto che la riforma ristabilisca l’equilibrio tra i poteri. Il 25% pensa invece il contrario. Il 25% ritiene che si esalti l’autonomia della magistratura, il 24% pensa invece che sia l’anticamera di una limitazione dell’indipendenza dei giudici.

I sondaggi sul referendum

Sulla partecipazione al voto, oggi il 36% si dichiara certo di recarsi alle urne, il 16% pensa che probabilmente lo farà. Quasi la metà, il 48% ritiene certo o molto probabile che diserterà il voto. Pagnoncelli spiega che per la previsione del risultato ci sono tre scenari diversi in base ai diversi livelli di affluenza. Se solo il 40% si recherà a votare (la stima più probabile con i risultati di oggi) vincerà il no con il 50,6% contro il 49,4% del sì. Se si recasse al voto il 46% degli aventi diritto, i risultati favorirebbero il Sì che otterrebbe il 51,5% dei voti validi contro il 48,5% del No. Se la partecipazione arrivasse al 52% (il livello massimo oggi ipotizzabile) la vittoria del Sì sarebbe decisamente più netta, ottenendo il 53,7% contro il 46,3% del No.

La sindrome da remuntada

Per questi risultati il fronte del sì, che comprende il governo, è in piena sindrome da remuntada. E, spiega sempre il Corriere in un retroscena, il vicepresidente della Conferenza episcopale italiana viene dato tra i partecipanti al XXV congresso di Magistratura democratica che si terrà a nove giorni dal voto: monsignor Francesco Savino è indicato come ospite della corrente di sinistra dell’Anm e secondo il programma sarà relatore in un dibattito su «L’insofferenza per lo stato di diritto e il nuovo volto del capo». Per questo c’è chi subissa di messaggi Giorgia Meloni. Il testo del WhatsApp è indicativo di un certo nervosismo, registrato giorni fa anche durante una riunione dell’area riformista che ha formato il comitato per il . E che ha rilevato un «problema di mobilitazione» dell’elettorato di centrodestra.

FdI e Lega

Se Forza Italia è infatti mobilitata per il sì, gli altri due grandi partiti della maggioranza sembrano impegnarsi di meno. «Non c’è campagna sul territorio» per non far passare la riforma delle carriere come una riforma di Meloni. «Keep calm e lavorare», è stata la risposta offerta a chi le chiedeva conto: «Se reagissimo a certi attacchi ridicoli alla riforma, daremmo un segnale di debolezza». Ma la premier è decisa a schierarsi. Lo farà «negli ultimi venti giorni». Così ha anticipato a quanti le hanno chiesto di colmare quel «senso di vuoto» che si percepisce. Meloni parlerà per «mobilitare gli elettori», invitandoli a «partecipare al voto».

Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Calabria e Sicilia

La campagna va concentrata in cinque regioni: Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Calabria e Sicilia. Sono quelle in cui le percentuali del sì sono più alte. «Gli avversari ci danno dei fascisti. Ma sono loro a usare con gli elettori il motto “credere obbedire combattere”: credere nelle fake news sulla riforma, obbedire all’ideologia e combattere Giorgia Meloni», è la frase attribuita ai comitati del sì.

leggi anche