Ultime notizie Festival di SanremoFrancesca AlbaneseJeffrey EpsteinOlimpiadi 2026Roberto Vannacci
ATTUALITÀPiemonteSanitàTorinoTrapianti

Nato con gli organi invertiti, scopre da solo l’ospedale che lo può salvare: la svolta per un 32enne di Napoli dopo 17 ore sotto i ferri

14 Febbraio 2026 - 14:07 Giulia Norvegno
Operato organi invertiti
Operato organi invertiti
Tre operazioni al cuore tra Campania e Toscana, poi i problemi al fegato. Daniele non si è perso d'animo e ha tentato di contattare i medici dell'ospedale Molinette di Torino. Come si è svolta l'operazione e come sta adesso

Un uomo di 32 anni, nato con gli organi interni in posizione invertita «a specchio», una condizione rarissima chiamata situs viscerum inversus, è stato sottoposto a un trapianto combinato di cuore e fegato all’ospedale Molinette di Torino. L’operazione, durata 17 ore, è stata definita dalla Città della Salute «senza precedenti a livello mondiale». Il paziente, originario della Campania, conviveva dalla nascita con una cardiopatia congenita ed era già stato operato a cuore aperto tre volte tra infanzia e adolescenza.

Chi è Daniele, il 32enne campano operato a Torino

Daniele, programmatore informatico della zona di Napoli Nord, era già stato operato più volte in Campania e Toscana. Come riferisce la famiglia all’ANSA, quando il fegato ha cominciato a soffrire a causa della particolare disposizione degli organi, ulteriori interventi sarebbero stati sostanzialmente inutili: la compressione sugli organi sarebbe comunque proseguita nel tempo. È stato lo stesso Daniele a cercare una soluzione, scoprendo al computer che alle Molinette di Torino l’intervento di cui aveva bisogno poteva essere tentato.

Il padre di Daniele: «Non si è mai arreso»

Il padre Alfredo, pensionato di 66 anni, ha raccontato il carattere del figlio: «Mio figlio è sempre stato combattivo. Lo era da bambino, lo è stato da ragazzo e lo è ancora da adulto. Si è messo al computer e ha scoperto che a Torino, forse, sarebbe stato possibile effettuare l’intervento di cui aveva bisogno». E ha aggiunto: «Daniele non si è mai arreso. Diversamente non sarebbe più fra noi». Alfredo ha voluto anche ringraziare il personale dell’ospedale torinese: «Medici, infermieri, operatori socio-sanitari sono tutti al top: davvero, sono i numeri uno».

Come si è svolto il trapianto combinato cuore-fegato

L’operazione è scattata quando il Coordinamento Donazione e Prelievi del Piemonte ha segnalato la disponibilità di un donatore compatibile, attivando una catena organizzativa che ha coinvolto decine di operatori. Come si legge nella nota della Città della Salute, mentre il paziente veniva preparato in sala operatoria, un’équipe composta dal cardiochirurgo Giacomo Maraschioni e dal chirurgo epatico Damiano Patrono si è recata nell’ospedale del donatore per prelevare il blocco cuore-fegato. L’impianto cardiaco è stato eseguito da Carlo Pace Napoleone, Massimo Boffini, Antonino Loforte, Erika Simonato e Matteo Marro sotto la supervisione di Mauro Rinaldi; in contemporanea, Renato Romagnoli, Elena Mazza e Paolo Ossola hanno impiantato il fegato nella posizione fisiologica. In totale, oltre dodici ore di chirurgia effettiva su diciassette di sala operatoria: «Lunghe ore in cui l’anatomia anomala del paziente ha obbligato ad essere creativi, costruendo connessioni vascolari nuove, utilizzando segmenti di vasi prelevati dallo stesso donatore e percorrendo strade innovative», hanno spiegato i medici. «Alla fine, il blocco cuore-fegato è ripartito ed il sangue è tornato a scorrere fisiologicamente».

Come sta dopo il trapianto

Il decorso post-operatorio è stato gestito dall’équipe della Cardio-Rianimazione diretta da Anna Trompeo, con il supporto di infettivologi, nefrologi e chirurghi vascolari. Il paziente è ora ricoverato in area semintensiva chirurgica del Centro Trapianto Fegato e, secondo la nota della Città della Salute, «il suo percorso di riabilitazione prosegue positivamente». Il direttore generale Livio Tranchida ha commentato: «I nostri professionisti sanitari hanno reso possibile ciò che non lo sembrava essere più in una situazione disperata», aggiungendo un «doveroso ringraziamento al donatore e alla sua famiglia».