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Vagnoli, Fonte, Sabene: la procura chiede l’archiviazione per le femministe accusate di stalking

14 Febbraio 2026 - 06:48 Alba Romano
carlotta vagnoli valeria fonte benedetta sabene stalking diffamazione
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Le tre indagate dopo la denuncia di un uomo che aveva tentato il suicidio. Ora la parola passa al Gip. Le difese preannunciano l'opposizione

La procura di Monza ha chiesto l’archiviazione dalle accuse di atti persecutori nei confronti di Carlotta Vagnoli, Valeria Fonte, e Benedetta Sabene, attiviste femministe. Le tre erano state indagate in seguito alla denuncia da parte di un uomo, anche lui attivista di Sesto San Giovanni (Milano), che ha tentato il suicidio dopo essere stato definito «abuser» per aver intrattenuto due relazioni con Sabene e un’altra donna. Sulla richiesta di archiviazione ora dovrà decidere il giudice delle indagini preliminari lombardo. Le parti potranno presentare opposizione.

La richiesta di archiviazione

Oltre all’uomo, a denunciare le due donne per diffamazione è stata anche la scrittrice Serena Mazzini, che era stata sentita in qualità di testimone. «È un provvedimento incomprensibile in cui il pm sconfessa un anno di indagini che lui stesso ha disposto», afferma l’avvocato Barbara Indovina, che assiste Mazzini. «Con un quadro chiaro emerso in cui ci sono stati vari comportamenti che hanno causato un grave danno a chi ha denunciato. Mi trovo perplessa, come donna e giurista, a leggere in un provvedimento che la tutela di persone vittime di presunta violenza possa essere presa da influencer». L’avvocata ha già preannunciato l’opposizione alla richiesta di archiviazione.

L’accusa

Secondo le carte dell’accusa l’uomo si professava vittima di una «call out», una gogna pubblica indirizzata contro una persona accusata di aver tenuto un comportamento sbagliato, o politicamente scorretto. La vicenda lo avrebbe danneggiato portandolo a temere per la propria incolumità e a cambiare stile di vita, oltre che a tentare il suicidio. Le indagini però non avrebbero fatto emergere chat pubbliche sulle accuse, e nessuna condotta che potesse alterare le abitudini di vita della presunta parte offesa. «Nel mondo ideale, i processi non si intentano contro le professioniste che fanno il loro lavoro, ma contro sistemi di potere reali e ben più grandi», ha scritto Valeria Fonte nel post.

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