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La nuova Gaza secondo Trump: «Pronti 5 miliardi di dollari e migliaia di soldati». Il gelo di Netanyahu: «Prima disarmi Hamas»

15 Febbraio 2026 - 20:49 Simone Disegni
Trump Netanyahu
Trump Netanyahu
Il leader Usa anticipa gli impegni che i membri del Board of Peace dovrebbero sottoscrivere alla riunione di Washington: «Sarà l'organismo più influente di sempre»

Oltre 5 miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza. È la somma che Stati Uniti ed alleati si preparano ad investire per il futuro della Striscia, secondo quanto ha annunciato oggi via social Donald Trump. O meglio, pre-annunciato, perché il vero lancio del processo di ricostruzione è in programma per giovedì, quando il leader Usa ospiterà a Washington la prima riunione operativa del nuovo Board of Peace per Gaza. Oggi Trump ha sottolineato come quest’organismo da lui voluto per trasformare il cessate il fuoco a Gaza in un processo di pace e ricostruzione, e lanciato formalmente a gennaio a Davos, abbia «un potenziale illimitato». Riavvolge il nastro così Trump: «Lo scorso ottobre ho pubblicato un Piano per la fine definitiva del conflitto a Gaza e la nostra Visione è stata adottata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Poco dopo, abbiamo facilitato gli aiuti umanitari a velocità record e ottenuto il rilascio di ogni ostaggio, vivo e deceduto. Proprio il mese scorso, una ventina di illustri Membri Fondatori si sono uniti a me a Davos, in Svizzera, per celebrarne la costituzione ufficiale e presentare una visione coraggiosa per i civili di Gaza e, in ultima analisi, ben oltre Gaza: la pace nel mondo!».

La riunione del Board of Peace e gli annunci su fondi e soldati per Gaza

Ora, ossia giovedì, Trump riunirà i membri del Board of Peace – cui dopo lunghe titubanze anche l’Italia di Giorgia Meloni ha deciso di aderire, seppur nel ruolo di “osservatore” – e punta a condire l’incontro con nuovi annunci ad effetto. Mentre la situazione nella Striscia resta delicatissima – Hamas e le altre milizie palestinesi si rifiutano di consegnare le armi, che trafficano liberamente pure negli ospedali, come denunciato da Medici senza Frontiere, mentre Israele colpisce con raid pressoché quotidiani – Trump proverà a concentrarsi sul futuro. «Annunceremo che gli Stati membri hanno promesso di stanziare oltre 5 miliari di dollari per gli sforzi umanitari e di ricostruzione di Gaza e migliaia di effettivi per la Forza Internazionale di Stabilizzazione e la Polizia Locale per mantenere la sicurezza e la pace per la popolazione di Gaza», prefigura il leader Usa. Per il momento l’unico Paese che pare davvero pronto a mandare propri soldati a “sporcarsi le mani” a Gaza è l’Indonesia: sarebbe disposto a spedire qualche migliaio di uomini per contribuire alla Forza di sicurezza internazionale (a precise condizioni).

Il miraggio del disarmo di Hamas e le condizioni di Netanyahu

Nel post su Truth per la verità Trump in un sussulto di realismo ricorda anche gli ostacoli sul terreno, quando intima per l’ennesima volta a Hamas di «rispettare il suo impegno alla piena e immediata smilitarizzazione». Nei giorni scorsi, di fronte alla resistenze della milizia palestinese, erano circolate indiscrezioni su un presunto “patto” con gli Usa: Hamas consegnerebbe le armi pesanti con cui sin dal 2006 ha colpito o minacciato Israele, ma manterrebbe quelle leggere utili a mantenere il controllo di sicurezza nella Striscia. Voci non confermate dagli interessati, ma subito accolte con sdegno in Israele. Reduce da un faccia a faccia con Trump nei giorni scorsi a Washington, oggi il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato che quell’opzione è effettivamente sul tavolo. «Si parla della rinuncia da parte di Hamas solo alle sue armi pesanti, lasciargli quelle leggere. Ma non ci sono praticamente armi pesanti a Gaza, non c’è artiglieria, non ci sono carri armati. Disarmare Hamas significa prevalentemente disarmare 60mila AK-47 ancora in dotazione», con i quali il 7 ottobre 2023 «hanno compiuto il peggior massacro del popolo ebraico dai tempi dell’Olocausto». Sul piano Usa Netanyahu resta freddo, comunque. «Diamo una chance al piano del presidente statunitense. Lui ha detto che il disarmo può essere fatto con le buone o con le cattive. Diamo all’Isf, al Board of Peace e a tutti i organi a loro sottoposti, l’opportunità di farlo con le buone. Vedremo». Ma di certo, ha ribadito parlando alla conferenza dei presidenti delle organizzazioni ebraiche in America, «Gaza non rappresenterà mai più una minaccia per lo Stato d’Israele».

Foto di copertina: Benjamin Netanyahu e Donald Trump si stringono la mano prima del bilaterale alla Casa Bianca – Washington, 11 febbraio 2026 (Ansa)

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