Ultime notizie Crisi Usa - IranDonald TrumpGuido CrosettoMondiali 2026
POLITICAAntonio TajaniCamera dei deputatiGazaGoverno MeloniIsraelePalestinaSenato

Italia nel Board of peace di Gaza, il sì della Camera. Tajani irritato con l’opposizione, Schlein: «Meloni non sa dire no a Trump»

17 Febbraio 2026 - 17:23 Federico D’Ambrosio
Risoluzione maggioranza board peace gaza
Risoluzione maggioranza board peace gaza
Il ministro durante le comunicazioni alla Camera: «Dire che ci sono piani di pace alternative vuol dire non avere a che fare con la realtà». Unica risoluzione contraria delle opposizioni (tranne Marattin)

La discussione sul Board of peace e sull’adesione dell’Italia «come osservatore» accende la politica parlamentare, con una opposizione per il momento compatta (persino Azione ha detto sì alla mozione unitaria) e il centrodestra a ranghi serrati. La discussione si è aperta oggi, 17 febbraio, con le comunicazioni di Antonio Tajani alla Camera che riferisce nel pomeriggio anche al Senato, ma solo in Commissione e senza voto. Il ministro parte dicendo che a suo avviso i temi di politica estera non dovrebbero essere oggetto di scontri politici ma di un «confronto franco»: «La crisi di Gaza ci mette alla prova, è una ferita aperta che ha visto l’Italia in prima linea per far tacere le armi».

Il rapporto tra Onu e Board of peace

La bandiera dell’ONU ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Nelle sue comunicazioni, il ministro evita tutti i temi più controversi legati al progetto del Board, dalla governance affidata «a vita» a Donald Trump, al progetto immobiliare di ricostruzione della striscia, ma punta sulla parte più attenta alle richieste internazionali. Tajani sottolinea, ad esempio, che le Nazioni unite, approvando la risoluzione 2803 «hanno fatto proprio il piano del presidente degli Stati uniti». Il piano ha delle basi condivise, aggiunge: «Demilitarizzazione di Hamas, rafforzamento dell’autorità di Ramallah e ripresa degli aiuti umanitari». Ed è per questo, aggiunge, che il governo ha sempre sostenuto il piano di pace. «Se qualcuno dice che a questo piano di pace esistono delle alternative dimostrerebbe di non avere ben chiara la realtà».

Ricostruzione e due stati

Ora, aggiunge, la ricostruzione pone dei problemi strutturali, ed in questo contesto, dice ancora il titolare degli Esteri, è affidata al Board of peace. «L’assenza dell’Italia ad un tavolo in cui si discute della stabilità del Mediterraneo vorrebbe dire rinnegare il ruolo che il nostro paese ha avuto con l’obiettivo di ottenere due stati che convivano in pace», dice e aggiunge parlando proprio di Costituzione e dell’articolo 11 che è poi il limite all’adesione piena: «Non farlo, non esserci, vorrebbe dire contraddire lo spirito dell’articolo 11 della Costituzione che ci chiede di promuovere ogni sforzo per mantenere la pace». Tra l’altro, sottolinea, assieme all’Italia ci sarà l’Unione europea, che manderà un rappresentante della commissione, e la presidenza di turno (Cipro), “come potrebbe l’Italia non essere presente?».

L’impegno dell’Italia

Antonio Tajani ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

«Siamo stati il primo paese che ha organizzato evacuazioni, siamo gli occidentali che hanno fatto di più tra ricongiungimenti, studenti universitari», dice ancora Tajani sottolineando il tema del dialogo con la Palestina, forse anche per rispondere anche all’obiezione che l’Anp non sia presente con un proprio rappresentante nel Board: «Ramallah può contare sul sostegno italiano alle riforme. La violenza deve cessare, vale anche per i coloni in Cisgiordania. Chiediamo a Israele di porre un freno alle aggressioni dei coloni, e condanniamo ogni annessione della Cisgiordania».

Schlein: «Chiedo a Meloni di non partecipare»

La segretaria del Pd Elly Schlein ANSA/IGOR PETYX

Al momento della discussione sulle risoluzioni, per una volta solo due, una di maggioranza e l’altra di opposizione, la tensione si alza. A nome del Partito democratico interviene la segretaria, Elly Schlein, mentre Giuseppe Conte sceglie di lasciare spazio al capogruppo, Riccardo Ricciardi, ma i toni sono tutti molto duri. «Tajani ha detto di non capire cosa c’è da sbraitare, state cercando di aggirare un divieto costituzionale giocando sulle parole» parlando di ruolo di osservatore, dice Schlein: «L’alternativa era dire no e tenere la schiena dritta, come hanno fatto gli altri, che non vogliono la pace meno di noi, Meloni si è rivelata incapace di dire di no a Trump, altro che pontiera, io invece le chiedo di non andare e non far partecipare l’Italia».

«Questo è un piano di tregua non perfetto con 600 morti da ottobre?», rincara la dose Riccardo Ricciardi del Movimento 5 stelle: «In quale altra parte del mondo si parlerebbe di tregua se ci fossero 5 morti al giorno da mesi? Andate a sedervi in quello che è il simbolo dei nostri tempi: un comitato d’affari che punta a delegittimare tutti gli organismi internazionali e di garanzia». L’unico di provenienza centrosinistra a favore della mozione di maggioranza è Luigi Marattin, del Partito Liberal Democratico, che si dice a favore della partecipazione dell’Italia come osservatrice «per tenere accesa l’unica fiammella di pace». La risoluzione di sostegno alle comunicazioni di Tajani, in ogni caso, passa senza problemi, con 183 voti favorevoli.