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Italia nel Board of peace di Gaza. Tajani: «Non esserci significa negare la Costituzione»

17 Febbraio 2026 - 14:16 Federico D’Ambrosio
camera deputati board of peace
camera deputati board of peace
Il ministro durante le comunicazioni alla Camera: «Dire che ci sono piani di pace alternative vuol dire non avere a che fare con la realtà»

La discussione sul Board of peace e sull’adesione dell’Italia «come osservatore» accende la discussione politica, con una opposizione per il momento compatta (persino Azione ha detto sì alla mozione unitaria) e il centrodestra a ranghi serrati. La discussione si apre oggi, 17 febbraio, con le comunicazioni di Antonio Tajani alla Camera che riferirà nel pomeriggio anche al Senato, ma solo in Commissione e senza voto. Il ministro parte dicendo che a suo avviso i temi di politica estera non dovrebbero essere oggetto di scontri politici ma di un «confronto franco»: «La crisi di Gaza ci mette alla prova, è una ferita aperta che ha visto l’Italia in prima linea per far tacere le armi».

Il rapporto tra Onu e Board of peace

La bandiera dell’ONU ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Nelle sue comunicazioni, il ministro evita tutti i temi più controversi legati al progetto del Board, dalla governance affidata «a vita» a Donald Trump, al progetto immobiliare di ricostruzione della striscia, ma punta sulla parte più attenta alle richieste internazionali. Tajani sottolinea, ad esempio, che le Nazioni unite, approvando la risoluzione 2803 «hanno fatto proprio il piano del presidente degli Stati uniti». Il piano ha delle basi condivise, aggiunge: «Demilitarizzazione di Hamas, rafforzamento dell’autorità di Ramallah e ripresa degli aiuti umanitari». Ed è per questo, aggiunge, che il governo ha sempre sostenuto il piano di pace. «Se qualcuno dice che a questo piano di pace esistono delle alternative dimostrerebbe di non avere ben chiara la realtà».

Ricostruzione e due stati

Ora, aggiunge, la ricostruzione pone dei problemi strutturali, ed in questo contesto, dice ancora il titolare degli Esteri, è affidata al Board of peace. «L’assenza dell’Italia ad un tavolo in cui si discute della stabilità del Mediterraneo vorrebbe dire rinnegare il ruolo che il nostro paese ha avuto con l’obiettivo di ottenere due stati che convivano in pace», dice e aggiunge parlando proprio di Costituzione e dell’articolo 11 che è poi il limite all’adesione piena: «Non farlo, non esserci, vorrebbe dire contraddire lo spirito dell’articolo 11 della Costituzione che ci chiede di promuovere ogni sforzo per mantenere la pace». Tra l’altro, sottolinea, assieme all’Italia ci sarà l’Unione europea, che manderà un rappresentante della commissione, e la presidenza di turno (Cipro), “come potrebbe l’Italia non essere presente?».

L’impegno dell’Italia

Minister of Foreign Affairs, Antonio Tajani, reports at the Chamber of Deputies on the Board for Peace for Gaza, Rome, Italy, 17 February 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

«Siamo stati il primo paese che ha organizzato evacuazioni, siamo gli occidentali che hanno fatto di più tra ricongiungimenti, studenti universitari», dice ancora Tajani sottolineando il tema del dialogo con la Palestina, forse anche per rispondere anche all’obiezione che l’Anp non sia presente con un proprio rappresentante nel Board: «Ramallah può contare sul sostegno italiano alle riforme. La violenza deve cessare, vale anche per i coloni in Cisgiordania. Chiediamo a Israele di porre un freno alle aggressioni dei coloni, e condanniamo ogni annessione della Cisgiordania».