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Il priore di Camaldoli spegne i social ai monaci: «Cercate Dio, non film su Netflix»

17 Febbraio 2026 - 20:33 Anna Clarissa Mendi
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La lettera di Padre Matteo Ferrari alla congregazione: «Piattaforme pensate per creare dipendenza, statene alla larga»

Nel cuore delle foreste del Casentino, dove il silenzio è parte integrante della vita quotidiana, il priore dell’eremo di Camaldoli ad Arezzo ha rivolto ai monaci un “precetto” chiaro: evitare social media e piattaforme streaming come Netflix. La motivazione? Le loro stanze (chiamate celle) sono luoghi di preghiera, non spazi di intrattenimento. Padre Matteo Ferrari, priore generale della congregazione camaldolese, ha affrontato il tema in una lunga lettera pubblicata su Facebook, dove sottolinea come le tecnologie digitali siano spesso progettate per «catturare l’attenzione e generare dipendenza». Per questo, ha spiegato nella missiva, «rappresentano una sfida concreta» per chi ha scelto una vita fondata sulla contemplazione e sul raccoglimento.

Don Matteo Ferrari, priore generale della Congregazione camaldolese dell’ordine di San Benedetto (Facebook)

Esperti di film o ricercatori di Dio?

L’eremo di Camaldoli, fondato da san Romualdo nell’XI secolo, ospita oggi nove monaci. La loro giornata è scandita dalla preghiera, dalla lettura spirituale e dal silenzio. La cella, in particolare, è pensata come uno spazio personale di meditazione profonda. Trasformarla in un luogo dedicato alla visione di film o serie televisive rischierebbe, secondo il priore, di snaturarne il significato. «Se la cella viene trasformata in un cinema, allora dove va a finire la nostra spiritualità monastica?», si chiede Ferrari. «Esistono vere e proprie “dipendenze cinefile” – si legge -, che potrebbero portare i monaci a diventare esperti di cinema piuttosto che ricercatori di Dio».

L’invito ai monaci per una questione «di povertà e sobrietà»

Ferrari non ha però parlato in termini di divieto assoluto, ma ha invitato la comunità a riflettere su un fenomeno che riguarda tutti, non solo il mondo monastico. La fruizione costante di contenuti digitali – dai social come Instagram e TikTok alle piattaforme di streaming – può influenzare il modo in cui si vive il tempo, soprattutto quello trascorso in solitudine. «Netflix e altre piattaforme di streaming online, così come i social, penso siano da evitare assolutamente, anche per una questione di povertà e di sobrietà».

Il suo intervento si inserisce in un dibattito più ampio all’interno della Chiesa sull’equilibrio tra tecnologia e vita spirituale. Nel 2022, Papa Francesco esortò i seminaristi a utilizzare i social media «per progredire, per comunicare», mettendoli al contempo in guardia dai pericoli. Nel caso dell’eremo, la questione è semplice: proteggere il silenzio come condizione necessaria per la ricerca interiore. In un’epoca in cui la connessione è permanente, la scelta di “disconnettersi” assume, per il priore, quasi il valore di un gesto controcorrente.

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