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L’ultras della Lazio ucciso in casa dall’amico «per la pipì del cane su una scarpa»

18 Febbraio 2026 - 09:43 Gianluca Brambilla
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La mattina dell'omicidio, Giovanni Bernabucci avrebbe spinto giù per le scale il coinquilino Davide Ernesti, che poi si sarebbe vendicato

Potrebbe essere una scarpa sporcata dalla pipì di un cane ad aver portato alla morte di Giovanni Bernabucci, il 52enne ultrà della Lazio, detto ‘La Iena’, ucciso la sera di venerdì 13 febbraio, in una palazzina nel quartiere Santa Lucia di Viterbo. Quella sera, Bernabucci è stato accoltellato da Davide Ernesti, l’uomo assieme al quale conviveva.

L’arrivo della polizia

Fu lo stesso Ernesti a telefonare al numero unico per le emergenze dicendo di essere stato aggredito nel suo appartamento da Bernabucci, che fu poi trovato dagli agenti agonizzante sul pavimento, colpito al torace da un numero imprecisato di fendenti. Sul tavolo, la polizia ha trovato il coltello ancora sporco di sangue.

La pipì del cane e le minacce di morte

Secondo le ultime indiscrezioni trapelate, le coltellate sarebbero arrivate al culmine di una lite tra i due che andava avanti dalla mattina, quando Bernabucci – secondo quanto raccontato da Ernesti – lo avrebbe aggredito e spinto giù per le scale dopo che il cane dell’amico gli aveva sporcato una scarpa. A supportare questa tesi ci sarebbero anche la testimonianza della fidanzata di Ernesti e alcuni messaggi trovati nei loro telefoni. Bernabucci, in particolare, avrebbe minacciato di morte il coinquilino, la sua campagna e il loro cane.

La nuova lite e l’omicidio

Sempre per messaggio, Ernesti si sarebbe sfogato con la compagna, rivelandole l’intenzione di far fuori l’amico, anche a costo di finire in galera. Al suo rientro a casa la sera del 13 febbraio, Bernabucci avrebbe lasciato l’auto accesa nel cortile, con lo sportello aperto, per poi dirigersi verso la sua abitazione, al piano terra, impugnando un coltello. Qui la discussione sarebbe ricominciata, ma Ernesti ha detto di non ricordarsi più nulla di cosa è successo dopo.

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