Crans-Montana, i racconti dei sopravvissuti italiani: «Tutte le uscite di sicurezza erano chiuse. Jessica Moretti? È scappata»

«Tutte le uscite di sicurezza del locale erano chiuse, nessuno ci ha dato indicazioni in quelle fasi». A parlare sono i feriti italiani della strage di Crans-Montana, in Svizzera, dove la notte di Capodanno sono morte 41 persone e altre 115 sono rimaste ferite. Gli italiani sopravvissuti all’incendio sono stati sentiti nei giorni scorsi dai pm di Roma. I loro racconti, secondo quanto si apprende, confermerebbero eventuali responsabilità dei Moretti, gestori del locale. «Anche gli estintori non sono stati azionati e l’incendio è divampato in pochi minuti, non c’era materiale ignifugo. Jessica Moretti? È scappata», hanno raccontato.
Il costo per l’ingresso e gli alcolici ai minori
Una prima informativa degli investigatori è stata trasmessa alla procura di Roma con i verbali di audizione dei primi feriti ascoltati. Alcuni di loro hanno riferito che nel locale – anche se si era raggiunta la capienza massima – era possibile entrare solo dopo avere pagato le consumazioni: «Chiedevano fino a 270 euro per una bottiglia di champagne e non c’erano divieti per i minori, potevano frequentare il bar e bere alcolici».
Le versioni «sovrapponibili» dei feriti
Stando a quanto si apprende, le prime testimonianze degli italiani feriti offrono versioni dei fatti «sovrapponibili» tra loro. Il racconto di quanto avvenuto quella notte del 31 dicembre al disco-bar Le Constellation è sostanzialmente «univoca» da parte dei ragazzi che erano presenti nel locale e che sono sopravvissuti all’incendio.
Foto copertina: ANSA | Una foto tratta dagli atti dell’inchiesta sul bar Constellation di Crans Montana, dove è avvenuta la strage di Capodanno
