Rogoredo, le voci sul poliziotto indagato per l’omicidio di Mansouri: «Chiedeva il pizzo ai pusher»

Si aggrava la posizione di Carmelo Cinturrino, il poliziotto che ha ucciso il presunto pusher Abderrahim Mansouri nel boschetto di Milano Rogoredo lo scorso 26 gennaio. L’assistente capo di 42 anni, che ha sparato contro il 28enne, è accusato di omicidio volontario, mentre i suoi quattro colleghi dovranno rispondere di favoreggiamento e omissione di soccorso. Ma secondo quanto sta emergendo dalle indagini, rivela Repubblica, Cinturrino sarebbe entrato in contatto con Mansouri altre volte negli ultimi mesi. L’agente, inoltre, risulta indagato per falso a proposito di un verbale di arresto del 7 maggio 2024 nel quartiere Corvetto, non lontano dal boschetto di Rogoredo, dove una telecamera lo ha ripreso mentre estraeva e intascava delle banconote dalla cover del cellulare di un pusher tunisino.
La soffiata anonima alla procura
A rafforzare questa ricostruzione – spiega ancora Repubblica – contribuisce una seconda informativa, arrivata in procura a fine gennaio, che aggrava ulteriormente la posizione di Cinturrino. Una fonte confidenziale qualificata avrebbe indicato infatti un appartamento affacciato su piazzale Ferrara, sempre nel quartiere Corvetta, come meta prediletta dei tossici della zona. I due spacciatori, entrambi italiani, avrebbero goduto della protezione «di un poliziotto, un certo Carmelo, amico della portinaia del condominio».
Il “pizzo” chiesto ai pusher del quartiere
Secondo questa fonte, l’agente di 42 anni avrebbe chiesto «alcune migliaia di euro» a un pusher marocchino interessato a vendere droga nella zona. Negli ultimi giorni, gli inquirenti hanno approfondito questa pista d’indagine e, spiega Repubblica, avrebbero già trovato i primi riscontri.
L’ipotesi di una messinscena architettata dalla polizia
Nel frattempo, gli inquirenti appaiono sempre più convinti che Mansouri, al momento della sparatoria con la polizia, non era affatto armato. La procura spinge per l’ipotesi di una messinscena architettata dagli agenti per mascherare quel colpo secco esploso da una ventina di metri che ha centrato in pieno il 28enne. Sarà la consulenza balistica disposta dal pm Tarzia a fare chiarezza, ma i primi accertamenti sembrano suggerire che la pistola a salve trovata sulla scena del crimine sia stata piazzata lì proprio dalla polizia nel tentativo di depistare le indagini.
