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Morto a 14 anni per tumore dopo aver seguito il metodo Hamer. La difesa dei genitori: «La chemio in ritardo non avrebbe potuto comunque salvarlo»

21 Febbraio 2026 - 11:57 Alba Romano
francesco giannello
francesco giannello
I periti medici, chiamati dalla coppia accusata di omicidio con dolo eventuale, concordano che i metodi tradizionali non avrebbero comunque ribaltato il destino di Francesco Giannello, curato con impacchi di argilla e antinfiammatori

Francesco Gianello è morto a 14 anni nel 2024 per un tumore. Sulla sua morte sono finiti sotto indagine i genitori, accusati di omicidio con dolo eventuale per non aver curato in tempi celeri e in modo corretto l’osteosarcoma di cui era affetto il figlio. La coppia, residente a Costabissara, in provincia di Vicenza si era appellata alla medicina alternativa, con l’uso di antinfiammatori e impacchi di argilla. Secondo la consulenza medica della difesa, i dottori Daniele Rodriguez e Davide Pastorelli, riporta oggi Il Corriere della Sera, la scelta di papà Luigi Gianello e mamma Martina Binotto, non avrebbe comunque influito sull’andamento della malattia del giovane. O meglio, anche se si fosse intervenuti con le cure approvate dalla comunità scientifica Francesco non si sarebbe comunque potuto salvare.

«Il ritardo non ha inciso sulla sopravvivenza di Francesco»

«Qualsiasi tipologia di ritardo che può essere associata ai genitori – ha spiegato l’avvocato Lino Roetta, che assiste i coniugi insieme al figlio e fratello di Francesco, Jacopo – non ha inciso nella sopravvivenza di Francesco. I consulenti della procura la pensano diversamente ma avranno modo di confrontarsi con Rodriguez e Pastorelli nella prossima udienza (prevista per martedì, ndr)».

I genitori scelsero il metodo Hamer: impacchi d’argilla e antinfiammatori

La pensa diversamente l’accusa. Secondo i professionisti chiamati invece dal pubblico ministero Paolo Fietta, i genitori non hanno subito seguito gli interventi proposti dall’istituto ortopedico Rizzoli di Bologna. I medici bolognesi avevano suggerito una biopsia ossea al femore (dove era stato individuata la massa tumorale) e delle cure tradizionali. La mamma e il papà di Francesco dopo la scoperta della malattia del figlio, avvenuta nel dicembre del 2022, hanno preferito seguire il metodo dell’ex dottore tedesco Geerd Hamer. Si sono affidati al medico veneto Matteo Penzo, già anestesista all’Usl del Veneto Orientale, e a due terapisti che seguono il metodo. Secondo la filosofia Hamer la malattia bisogna assecondarla non aggredirla, perché la sua origine sarebbe data da un conflitto biologico innescato da un trauma. Così sono stati applicati impacchi di argilla sulla zona del tumore e sono stati somministrati antinfiammatori.

Il consiglio del centro toscano, poi le condizioni precipitarono

Non solo, l’equipe seguita dalla famiglia Giannello avrebbe suggerito un supporto psicologico sempre legato alla teoria Hamer. Un consiglio, su questo fronte, fu quello di portare il ragazzo nel centro salutistico Valdibrucia di Badia Tedalda di Arezzo, in Toscana. Ma dopo un po’ Francesco cominciò ad avere problemi agli arti e alla vista. Fu quindi portato in ospedale a Perugia, poi 40 giorni dopo iniziò, con la diagnosi da Bologna, la radioterapia. Non c’era più nulla da fare. Nell’ottobre del 2023 il ragazzo tornò a Vicenza per le cure palliative e ci rimase fino alla sua morte, avvenuta nel gennaio 2024.

(in copertina Foto di Ricardo IV Tamayo su Unsplash)

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