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La studentessa della Scuola Holden che ha assaltato le Ogr: «Mi pento, la violenza è sbagliata»

21 Febbraio 2026 - 06:46 Alessandro D’Amato
vittoria antonioli arduini
vittoria antonioli arduini
Vittoria Antonioli Arduini è accusata di violenza privata e devastazione. Ma al Gip ha detto di aver sbagliato

Vittoria Antonioli Arduini, studentessa della Scuola Holden, era insieme a chi assaltò le Ogr il 2 ottobre a Torino. Nelle immagini la si vede che impugna un cartello stradale e colpisce la cancellata, i tavolini, i banchetti. Strappa le tovaglie, tira calci contro i tornelli, sfonda vetrate. Ora è accusata di violenza privata e danneggiamento. Ma davanti al Gip si è pentita: «Ho capito che la violenza, nelle manifestazioni a cui partecipo, non è la risposta».

L’assalto alle Officine grandi riparazioni

Da attivista ProPal, Vittoria fa parte degli studenti che il 19 maggio 2025 si sdraiano a piazza Castello per tenere alta l’attenzione su Gaza. Poi aderisce alla Global March to Gaza, una marcia partecipata a livello internazionale per raggiungere il valico di Rafah. Ma viene fermata all’aeroporto del Cairo dalle autorità egiziane. Il 2 ottobre sfila in solidarietà alla Global Sumud Flotilla per le vie di Torino. Il pomeriggio i manifestanti invadono la pista dell’aeroporto di Caselle. La sera c’è l’assalto alle Ogr. «Impugnava un palo della segnaletica stradale, che ha utilizzato per colpire più volte la cancellata Ogr», ricostruisce il giudice nell’ordinanza con cui ha disposto per lei l’obbligo di firma.

La violenza

Le telecamere la registrano «intenta nel colpire con un tavolino alcuni totem, banchetti espositivi e un bancone, per poi scagliare il tavolino oltre il bancone». Poco dopo «è ripresa mentre, allontanatasi dagli altri manifestanti, si avvicina a un tavolo allestito strappando via la tovaglia». E ancora: «Immediatamente dopo, riunitasi al corteo, ha raggiunto i tornelli di accesso colpendone uno con due calci, frantumandolo. A questo punto, è ripresa nuovamente nell’area dei tornelli mentre ne danneggia un altro colpendolo con due calci e frantumandone il vetro».

Il pentimento

Prima di raggiungere corso Castelfidardo, è immortalata «dalle telecamere di videosorveglianza della banca Bnl mentre imbratta le vetrine con le scritte “Boycott banca della morte” e “Assassini”». Nelle dichiarazioni spontanee al Gip si pente: «Ho brandito un cartello stradale che ho usato solo a scopo dimostrativo, dando dei colpi sul cancello per provocare rumore, affinché potessi dare il messaggio che volevo: la contrarietà dei cittadini torinesi alla politica di Israele nei confronti del popolo palestinese». L’intento «non era quello di aprire né danneggiare il cancello» e dice di rendersi «conto di aver causato dei danni all’organizzazione che c’era stata alle Ogr».

La violenza

Racconta di frequentare il secondo anno della Holden «con passione e intraprendenza»: «Ho preso 30 all’esame di Agenzia, che mi ha appassionata e impegnata in questi mesi, facendomi interrogare su che persona voglio essere e diventare». E quindi «In questo ultimo periodo ho capito che la violenza, nelle manifestazioni a cui partecipo, non è la risposta. Ho pensato che quello che voglio fare è essere consapevole e aiutare gli altri a esserlo». La conclusione: «La speranza è che, da ogni punto di vista, le cose possano migliorare. E il mio desiderio è che tanti altri giovani se ne possano rendere conto, come me. La lotta deve diventare non violenta e tutti se ne devono rendere conto. Io me ne sono accorta, ho mutato i miei comportamenti e i miei obbiettivi. Ho continuato a manifestare, ma sempre in modo totalmente pacato e pacifico».

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