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Famiglia del bosco, bufera sulla psicologa incaricata dei test: criticava i Trevallion sui social. I post finiscono sotto la lente della Garante

22 Febbraio 2026 - 20:35 Cecilia Dardana
famiglia nel bosco
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Secondo Tonino Cantelmi, perito di parte dei genitori, quei commenti e quelle condivisioni rappresenterebbero una violazione del codice deontologico. Dubbi anche sulla qualifica professionale della dottoressa

Il caso della «famiglia del bosco» si tinge di nuove, pesanti polemiche. Mentre Nathan e Catherine Trevallion, la coppia anglo-australiana a cui è stata sospesa la responsabilità genitoriale, continuano la loro battaglia legale, l’attenzione si sposta ora sulla psicologa incaricata di eseguire i test peritali. Al centro dello scontro ci sono alcuni post pubblicati su Facebook dalla professionista, contenenti aspre critiche verso i genitori proprio nei mesi in cui il caso mediatico esplodeva in tutta Italia.

L’accusa: violato il codice deontologico

L’attività social della psicologa, che affianca la consulente tecnica d’ufficio (Ctu) Simona Ceccoli, non è sfuggita al team legale e peritale della famiglia. Secondo Tonino Cantelmi, perito di parte dei genitori, quei commenti e quelle condivisioni rappresenterebbero una violazione del codice deontologico. La questione è arrivata sul tavolo di Alessandra De Febis, Garante per l’infanzia della Regione Abruzzo, che ha immediatamente disposto accertamenti per verificare se siano stati rispettati i «principi di imparzialità, correttezza e trasparenza». Per la Garante, l’episodio dei post è un «fatto di estrema gravità» che avrebbe «disatteso il requisito fondamentale dell’imparzialità che deve caratterizzare ogni valutazione tecnica in un ambito così delicato». Dall’altra parte, la psicologa sceglie il silenzio, affidando la sua difesa a una breve dichiarazione rilasciata all’Ansa: «Parlerà il mio lavoro finale».

Il giallo del curriculum e dei requisiti di legge

Le perplessità di Cantelmi non si fermano alla condotta sui social, ma investono anche la qualifica professionale della dottoressa. Secondo lo psichiatra, la psicologa risulterebbe iscritta all’Albo da poco più di tre anni, venendo meno ai requisiti richiesti dalla normativa vigente per operare in ambito minorile. «L’articolo 4 del decreto 109 del 2023 stabilisce i requisiti di speciale competenza richiesti ai consulenti tecnici d’ufficio per operare in ambito minorile, documentabili tramite specializzazione accademica: possedere almeno cinque anni di esperienza professionale documentata o docenza universitaria». Il dubbio del perito si estende ora a tutta la catena di comando delle perizie: «A questo punto voglio verificare se anche il curriculum della Ctu soddisfa questi requisiti», ha aggiunto Cantelmi.

Verso i colloqui di marzo

In questo clima di estrema tensione, si attende il passaggio cruciale del 6 e 7 marzo, date in cui i tre figli della coppia saranno sottoposti ai colloqui psicologici disposti dal Tribunale dei Minori. Nonostante lo scontro frontale, Cantelmi lancia un ultimo appello alla cooperazione, pur mantenendo la linea della fermezza: «Collaborare, con l’assistente sociale, con la psicologa dei test, con la Ctu purché si abbia davvero a cuore il bene supremo di questi bimbi. Noi offriamo collaborazione e alleanza, altrimenti non possiamo far altro che denunciare quelle che per noi sembrano incompetenze o incongruenze».

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