Sanremo 2026 sarà il primo Festival senza Pippo Baudo: dalla volta che fermò Armstrong a quella in cui impedì un (finto) suicidio

«L’ho inventato io!» e come si poteva dare torto a Pippo Baudo quando stiracchiava, non senza una generosa dote di autoironia, il suo personalissimo tormentone? Viene ancor più facile pensarci oggi che ci accingiamo a vivere il primo Festival di Sanremo della storia senza quello che è stato l’indiscusso re dell’età d’oro della tv all’italiana. Alcune delle sue invenzioni quest’anno, come già spoilerato da Carlo Conti, avranno l’onore di essere presentate, virtualmente è chiaro, da colui al quale devono la venuta al mondo dello spettacolo. Conti ne ha raccolti un po’: Laura Pausini, che co-condurra la kermesse ligure con lui, e poi anche Andrea Bocelli ed Eros Ramazzotti. Nomi che sono solo le perle più lucenti di un collier di volti infiniti e che Baudo ha saputo intercettare prima degli altri. L’atmosfera all’Ariston, inutile negarlo, sarà più nostalgica, il conduttore siciliano, scomparso lo scorso agosto, non dirigeva i lavori del Festivàl dal 2008, quando la Rai lo supplicò di tornare in riviera per un biennio dopo il boicottaggio delle major che fece affondare il Sanremo di Giorgio Panariello, uno dei meno visti di sempre.
Sanremo senza Baudo
Nonostante gli anni passati senza di lui, è come se la sua aura vigilasse costantemente sul da farsi a Sanremo nella settimana del Festival, una presenza silenziosa, tanto negli occhi di chi si adopera per la realizzazione del più importante evento di costume del palinsesto televisivo italiano, quanto in quelli di chi lo guarda dal divano. Pippo non c’è ma c’è lo stesso. La percezione è netta e indiscutibile. Una percezione che non dipende solo dal numero di volte che Baudo ha condotto lo show, 13, più di tutti gli altri. Fino al 1994, quindi tempi del tutto recenti, la figura del conduttore e del direttore artistico erano nettamente separate, fu lui a prendersi entrambe le responsabilità, così da avere pieno controllo sulla drammaturgia dello spettacolo. Sembra un dettaglio, invece è stata una deviazione fondamentale nella storia del Festival. Carlo Conti ha detto che tutta l’edizione 2026 del Festival sarà dedicata a Baudo, aprirà le porte dell’Ariston affinché il suo spirito, quell’insostituibile presenza istituzionale, quella delle grandi serate, dei grandi eventi, del grande varietà, aleggi in libertà. Così come è stato da sempre. D’altra parte su quel palco Baudo ha fatto sì che passasse la storia, e se la storia non era disponibile, se l’è inventata. Anche quella.
Louis Armstrong e la protesta degli operai
L’aneddotica relativa al rapporto di Baudo con il Festival della Canzone Italiana è decisamente ricca. Già nel 1968, al suo primo Festival, fu costretto ad irrompere sul palco per porre fine drasticamente ad un assolo di Louis Armstrong, a cui nessuno aveva riferito della diretta televisiva, per cui si lanciò in una lunghissima improvvisazione. Nel 1984 Baudo torna alla conduzione dopo 16 anni lontano da Sanremo, nel frattempo il Festival è diventato un evento mediatico senza eguali, il palco perfetto per puntare i riflettori su un tema. Lo hanno capito anche gli operai dell’Italsider di Genova, che durante la serata inaugurale invasero Via G. Matteotti, sede dell’Ariston, chiedendo con veemenza il blocco del Festival. Pippo Baudo capisce che lo scontro frontale non avrebbe senso, men che meno far finta di nulla, ed è lì che forse capisce le potenzialità del Festival, che ridurlo a semplice evento televisivo che si apre e si chiude con la solita rigida liturgia, non ha molto senso ed è anche piuttosto riduttivo. Così decide di deviare il corso della storia verso le luci dello showbiz e gli operai in protesta per un pauroso piano di licenziamenti si ritrovano sul palco, con un paese intero a guardarli ma, soprattutto, ad ascoltarli. E alla fine il colpo di classe: «Questo palco non solo vi è stato concesso ma vi si doveva dare».
Ti potrebbe interessare
- Sanremo, Giorgia Cardinaletti sarà co-conduttrice della serata finale: l’annuncio di Carlo Conti al Tg1
- A Sanremo ci sarà anche Bianca Balti, Carlo Conti annuncia il ritorno della top model: «Ci racconterà quest’anno di grande forza»
- Sanremo, Morgan non salirà più sul palco nella serata delle cover con Chiello: ecco perché e chi lo sostituisce
L’incontro al Festival con Katia Ricciarelli
Il Festival è fondamentale anche da un punto di vista personale, è proprio a Sanremo che Pippo Baudo incrocia per la prima volta Katia Ricciarelli. Lui naturalmente conduce, lei è stata invitata come superospite, deve cantare Il profumo del tempo insieme ad Amedeo Minghi. Lui resta folgorato dal carattere forte di lei, lei a quanto pare molto meno, ma quando il sipario dell’Ariston si chiude il conduttore siciliano prosegue nel suo corteggiamento finché due anni dopo i due non si sposano, diventando anche una delle più chiacchierate coppie della storia dello spettacolo italiano. Lei soprano internazionale, una delle bandiere italiane nel mondo, lui padrone dei salotti degli italiani attraverso il piccolo schermo, colonna della Rai. Il matrimonio durerà fino al 2004, in serenità, nonostante fino a dopo la morte del conduttore il vociare attorno alla coppia non si è mai placato, ma i due seppero gestire con grazia aristocratica ogni pettegolezzo.
Gli anni ’90, da Cavallo Pazzo al finto suicidio
I Festival più iconici della storia sono certamente quelli degli anni ’90, l’età d’oro della tv italiana, con un Pippo Baudo simbolo indissolubile della tv italiana. Sono anche quelli gli anni durante i quali Baudo stiracchia il suo genio televisivo. Sanremo ’92 passerà alla storia aprendosi con un’incursione di Cavallo Pazzo, ovvero l’attivista Mario Appignani, uno specialista degli interventi a gamba tesa duranti eventi importanti. In realtà Baudo sapeva che l’uomo avrebbe provato ad irrompere nello show, perché Appignani si era anche preso la premura di avvisare prima, così Baudo aveva messo in allerta le autorità. Ma Cavallo Pazzo passò alla storia proprio per imprese di questo tipo, così riuscì a calcare le assi del Teatro Ariston pochi secondi dopo l’ingresso di Baudo all’urlo di «Questo Festival è truccato! Lo vincerà Fausto Leali!», prima che gli autori lo prelevino per riportarlo lontano dalle camere. Il Festival Fausto Leali, in gara con l’anonima Perché, non rischierà nemmeno di vincerlo, chiuderà nono. Nel 1995 Sanremo fonde realtà e show, un coup de théâtre che farà storia, protagonista Pino Pagano, nome che ai più non dirà nulla ma che per qualche giorno sarà il suicida dell’Ariston. L’uomo, questo fu accertato, non aveva lavoro, così, disperato, minacciò di suicidarsi in diretta gettandosi dalla balaustra della prima galleria del teatro, in diretta. Prima si pensa ad uno scherzo, i carabinieri intervengono ma c’è un uomo, le immagini non mentono, dotato di pass, che li ferma, li tiene a distanza. Baudo dunque si avvia per raggiungere Pagano, facendosi largo tra il pubblico comprensibilmente agitato della platea, «Fatemi passare!» dice con quel piglio da insuperabile padrone di casa. Un carabiniere nel frattempo è riuscito a farsi stringere la mano dal presunto suicida, mentre lo prega, con calma, di abbandonare la drammatica idea, ma questo è un lavoro per SuperPippo Baudo che, senza abbandonare mai la cartellina con la scaletta dello show, scavalca le protezioni e gli va accanto, lo tira a sé, «Dammi un bacio» gli dice, «Sono disperato Pippo, ti voglio bene!» risponde l’altro, frase rubata dal microfono di Baudo, chiaramente tenuto acceso, mentre lo trae in salvo gamba dopo gamba, tra gli applausi del pubblico e Pagano che saluta concedendosi un briciolo di quei suoi cinque minuti di gloria. Anni dopo Pagano rivelò che si trattava di una messa in scena per la quale Baudo lo pagò 500mila lire, anticipo su venti milioni pattuiti, ma nessuno riesce ad accettarlo.
