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Bimbo morto per il cuore «bruciato», salgono a 7 i medici indagati. La famiglia: «Omicidio volontario» – Il video

23 Febbraio 2026 - 12:49 Alba Romano
Il legale Francesco Petruzzi sui medici del Monaldi: «Non hanno vagliato tutte le alternative cliniche, così Domenico non era più trapiantabile»

I medici dell’ospedale Monaldi di Napoli che hanno operato Domenico, il bambino morto sabato dopo il trapianto di un cuore “bruciato”, vanno indagati per omicidio volontario e non per omicidio colposo. È quanto chiede ora la difesa della famiglia del bambino. «A parere di questa difesa la condotta omissiva posta in essere dopo l’operazione andata male e il fatto che fino al 6 febbraio non si sia fatto praticamente nulla per valutare delle ipotesi di terapie alternative comporta il dolo eventuale e quindi la variazione del titolo di reato da omicidio colposo in omicidio volontario»: così questa mattina il legale Francesco Petruzzi ha spiegato la richiesta di riqualificazione del reato per gli indagati, nel frattempo saliti da sei a sette dopo l’iscrizione nell’elenco anche di un dirigente medico del Monaldi.

Le responsabilità dei medici del Monaldi

Secondo Petruzzi infatti bisognerà verificare con la massima attenzione perché subito dopo aver riscontrato il danneggiamento del cuore arrivato da Bolzano non si sia messo al vaglio con ogni mezzo le strade cliniche alternative, «costituendo sin da subito un’equipe interdisciplinare». L’ipotesi per Petruzzi è che questa mancata esplorazione si debba a un tentativo di «non fare emergere e quindi occultare i fatti», in tal modo accettando di fatto «il rischio che il bambino nel momento in cui arrivasse un cuore non potesse essere più trapiantabile e di conseguenza andare incontro all’evento morte. In questo caso – conclude il legale – si configura, a parere di questa difesa, il dolo eventuale e dunque l’omicidio volontario». Sulla richiesta dovrà ora pronunciarsi la procura di Napoli e in particolare il pm Giuseppe Tittamante titolare del fascicolo.

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