Facevano la cresta sui fondi Ue, chiesto l’arresto di 16 tra docenti universitari e ricercatori italiani: «Così compravano Tv e cellulari»

La Procura Europea (Eppo) ha chiesto l’arresto di 16 persone tra docenti universitari, ricercatori e insegnanti, insieme a manager e dipendenti di società informatiche. Le accuse sono di corruzione propria e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente. L’indagine, coordinata dai pm dell’Eppo Gery Ferrara e Amelia Luise, riguarda la Sicilia e la Campania.
Appalti pilotati in cambio di un «tesoretto» per acquisti personali
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i docenti coinvolti avrebbero fatto in modo che gli enti pubblici presso cui lavoravano affidassero forniture di beni e servizi informatici a società predeterminate. In cambio, avrebbero ricevuto un «tesoretto» utilizzato per acquistare cellulari, smart tv e computer destinati a uso personale o regalati a familiari e conoscenti. La maxi indagine partita da Palermo tre anni fa con l’arresto di una preside del quartiere Zen, scoperta a fare la cresta sul cibo della mensa scolastica e pronta a imporre alla sua scuola di acquistare pc e tablet dalla R-Sore, società di informatica, in cambio di cellulari di ultima generazione e regali per sè e i suoi familiari. Grazie alle rivelazioni di una dipendente della s.p.a complice, Alessandra Conigliaro, i pm hanno allargato l’indagine e hanno scoperto che il caso della dirigente palermitana (che nel frattempo ha patteggiato) era tutt’altro che isolato.
Chi sono gli indagati: docenti universitari, ricercatori e manager di società IT
Il provvedimento coinvolge figure provenienti dal mondo accademico e scolastico da un lato e dal settore delle forniture informatiche dall’altro. I 16 destinatari delle richieste di arresto ricoprono ruoli diversi, docenti, ricercatori, insegnanti, mentre sul versante privato figurano dirigenti e dipendenti delle società che avrebbero beneficiato degli affidamenti pilotati. Tra i docenti indagati: Corrado Leone del Centro Nazionale di Ricerca di Napoli e di Portici, Luigi Cembalo e Roberto Freda, rispettivamente professore ordinario presso il dipartimento di Scienze Agrarie dell’università di Napoli “Federico II” e assistente ricercatore dello stesso ateneo; Luciano Airaghi, responsabile del centro di formazione dell’Its fondazione Minoprio; Carlo Palmieri, presidente dell’Its Academy di Napoli ed Enrico Cafaro, docente del dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche della Federico II.
Corruzione su fondi Ue: l’indagine tra Sicilia e Campania
L’inchiesta si concentra su due regioni del Mezzogiorno, Sicilia e Campania, dove sarebbero stati dirottati fondi di provenienza europea attraverso il sistema di appalti truccati. La competenza della Procura Europea sul caso deriva proprio dalla natura comunitaria delle risorse finanziarie coinvolte.
La R-Store e le ipotesi degli inquirenti
Al centro dell’indagine c’è la R-Store Spa, un’azienda Apple Premium Reseller, con sede a Napoli e con più di 32 punti vendita in Italia impegnata nello sviluppo digitale, attraverso la fornitura di beni e servizi di formazione a scuole e ad enti universitari. La società si avvaleva di uno specifico team costituito da diversi referenti che facevano capo a Mario Piacenti, tra gli indagati, e intrattenevano relazioni con numerosi istituti pubblicizzando l’azienda e cercando di accaparrarsi forniture di beni e servizi, come ad esempio dispositivi digitali e software informatici. Personaggio chiave della vicenda è l’amministratore delegato Giancarlo Fimiani, (anche per lui sono stati chiesti i domiciliari). Una sorta di deus ex machina, così lo definiscono gli inquirenti, che sfruttava le proprie conoscenze per accaparrarsi gare, anche di notevole importo, come nel caso dell’I.T.S. “Mia Moda Campania”. Piacenti invece teneva i contatti con i dipendenti sul territorio come la palermitana Alessandra Conigliaro, gola profonda dell’inchiesta.
