La Francia ci ripensa su Francesca Albanese: niente rimozione, ma «si dimetta lei». Cos’è successo all’Onu

Francesca Albanese va cacciata. Anzi no. L’ultima settimana di febbraio doveva essere quella della verità per la Relatrice speciale dell’Onu sui Territori palestinesi. Dopo averla messa nel mirino per le sue dichiarazioni «oltraggiose», la Francia aveva annunciato che avrebbe chiesto ufficialmente di rimuovere Albanese dal suo incarico nel corso della sessione del Consiglio Onu per i Diritti Umani in corso a Ginevra. Ci si aspettava la presentazione di una risoluzione in questo senso già nel primo giorno di convocazione dell’organismo per la sessione di primavera, lunedì 23. Ma così non è stato. Alla fine l’ambasciatrice francese è intervenuta sul tema nella giornata di ieri, mercoledì 25. Per chiedere ufficialmente la rimozione di Albanese, accusata da Parigi di fomentare l’odio verso Israele «in quanto popolo e in quanto nazione», e dunque l’antisemitismo? Macché. Alla prova dei fatti rappresentante permanente all’Onu di Ginevra Céline Jurgensen ci è andata decisamente più leggera. Ha parlato genericamente di «affermazioni ripetute ed estremamente problematiche di un Relatore speciale dell’Onu», chiedendo di conseguenza a questi super-consulenti internazionali (ce ne sono decine) di «esercitare la misura, moderazione e discrezione richieste dal loro mandato».
Cos’aveva detto Francesca Albanese e chi gliel’ha giurata
Tutto qui? Pare proprio di sì. Un’evidente frenata rispetto all’annuncio dato dal ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot l’11 febbraio scorso all’Assemblea nazionale di Parigi. «La Francia condanna senza riserva alcuna le parole oltraggiose e irresponsabili della signora Albanese che prendono di mira non il governo israeliano, di cui è consentito criticare la politica, ma Israele in quanto popolo e in quanto nazione», aveva dichiarato il capo della diplomazia di Emmanuel Macron. Goccia che aveva fatto traboccare il vaso, per Parigi, era stato l’intervento incendiario di Francesca Albanese a un forum organizzato da Al Jazeera a Doha il 7 febbraio. Lì la relatrice speciale Onu aveva ribadito le accuse di genocidio a Israele, ma aveva puntato il dito in particolare contro il sistema politico, finanziario e tecnologico internazionale che lo avrebbe di fatto sostenuto, additandolo a «nemico comune dell’umanità». In una lettera a Barrot, alcuni parlamentari francesi gli avevano chiesto di intervenire per fermare quello che ritenevano fosse di fatto la riproposizione di biechi cliché antisemiti, ricostruiti attorno all’odio «strutturale» per Israele. Partita la slavina – dopo la Francia si sono unite nella richiesta di dimissioni pure Germania, Austria e Repubblica Ceca – Albanese si era difesa a spada tratta, accusando chi la attacca di aver completamente travisato le sue parole e negando ogni afflato antisemita.
Perché la Francia ha cambiato idea
Contattato da Politico per capire le ragioni della frenata, il ministero degli Esteri francese ha rimandato alle dichiarazioni di Barrot, precisando che a suo modo di vedere «le ripetute provocazioni della signora Albanese richiedono che abbia la dignità di dimettersi». Come a dire che la valutazione resta grave, ma a gettare la spugna dovrebbe essere lei stessa. Cosa ci sia davvero dietro il cambio di linea di Parigi, in realtà, lo aveva spiegato nei giorni scorsi Mario Platero sul Corriere della Sera. Fatti i conciliaboli e conti del caso, la Francia dev’essersi resa conto che chiedendo formalmente all’Onu la rimozione di Francesca Albanese rischiava di aprire una battaglia da cui sarebbe uscita con le ossa rotte. Sul suo destino si sarebbe formato di fatto un confronto/scontro tra Paesi occidentali – neppure tutti, perché la Spagna di Pedro Sanchez avrebbe probabilmente votato contro – e Sud globale, da cui numeri alla mano sarebbe uscito vincitore quest’ultimo. La mozione per la rimozione di Francesca Albanese, insomma, con ogni probabilità non sarebbe passata, con il rischio per paradosso di «ricaricarla» e rafforzarla proprio nel momento in cui sulla sua reputazione si addensano da mesi, tra una sparata e l’altra, sempre più ombre. Per ora dunque, con buona pace delle perplessità dei vertici dell’Onu stessa, Albanese resta in sella.
In copertina: Francesca Albanese durante un incontro su Gaza a Genova – 7 ottobre 2025 (Ansa/Luca Zennaro)
