Arte, lavoro e poesia, la “non-scuola” di Torino dove i ragazzi ritrovano se stessi: «Qui imparano facendo» – Il video
C’è una grande emergenza sociale che non sempre fa rumore, ma segna in profondità la vita di molti ragazzi in Italia: la dispersione scolastica. Un fenomeno complesso che spesso riguarda chi si sente “sbagliato”, fuori posto, incapace di riconoscersi nei binari di una scuola tradizionale, rigida e standardizzata, e a volte poco incline ad ascoltare le fragilità. Un disagio che non sempre esplode, ma che scava lentamente, fino a spegnere motivazione e fiducia. È per far fronte a questo fenomeno che è nato a Torino Spazio LABS, un progetto educativo promosso dall’Associazione Giovanile Salesiana per il Territorio (AGS) con il contributo di UniCredit Foundation, la fondazione che dà corpo alla Strategia Sociale della banca omonima per garantire un accesso equo all’istruzione in Europa. «La continuità del sostegno insieme a una relazione basata sulla fiducia e sulla condivisione sono per noi degli aspetti essenziali quando si tratta di istruzioni e interventi educativi – dichiara Letizia Dottorini, Program manager di UniCredit Foundation – Tra gli elementi più significativi del lavoro di AGS c’è sicuramente l’attenzione ai tanti giovani che non mancano di capacità e interessi ma che faticano a uscire da una condizione di isolamento sociale e generazionale che non conosce i confini geografici», conclude. Il progetto prende forma negli oratori di San Paolo e Valdocco, nel capoluogo piemontese: uno spazio pensato per accogliere, rimettere in moto i ragazzi e restituire loro la possibilità di sentirsi, finalmente, nel posto giusto. «Non intercettiamo tante emergenze individuali, ma una grande emergenza sociale», spiega l’educatore Roberto Mellano.
Se la scuola diventa un “fallimento”
I ragazzi che arrivano a Spazio LABS hanno spesso alle spalle esperienze di insuccesso in ambito scolastico. «Hanno tutti sperimento un fallimento – afferma la psicoterapeuta Vittoria Passanisi – arrivano con un forte senso di inadeguatezza, che a volte si trasforma in ansia o somatizzazioni». I destinatari sono adolescenti tra i 15 e i 19 anni che, pur avendo conseguito la licenza media, non si sentono ancora pronti ad affrontare il mondo del lavoro o a proseguire negli studi. Il progetto si rivolge però anche a chi è inserito in un percorso scolastico ma avverte il bisogno di una proposta didattica integrativa, così come a quei ragazzi che cercano semplicemente un luogo accogliente di aggregazione.
Un luogo dove rifiatare e ripartire, una sorta di porto sicuro in cui tutti, nessuno escluso, possano sentirsi accolti senza giudizio e ricominciare a costruire un futuro diverso. «Attraverso il programma scolastico annuale cerchiamo di comprendere, insieme a ciascun ragazzo, quale cammino sia possibile costruire, partendo dalla scoperta di chi sono e di quale possa essere la loro direzione per il futuro», spiega Manuele Manco, project manager di Spazio LABS. «I giovani che accogliamo sono spesso segnalati dalle scuole, dai servizi sociali oppure arrivano per iniziativa personale – prosegue Manco – e con loro avviamo un insieme di attività pensate per far emergere passioni, attitudini e potenzialità».

Una (non) scuola
Si tratta sì di una scuola, ma di una scuola diversa. Che funziona in maniera non convenzionale e cerca di fare da paracadute a una società che privilegia la competitività. «Non diamo voti, ma impariamo con un’altra modalità, più attiva – precisa Mellano – Noi la chiamiamo Maker Lab: imparare facendo». Al centro c’è il ragazzo, non la didattica. «È molto più importante che gli studenti stiano bene: da lì nascono le conoscenze». Le attività sono organizzate in tre grandi “contenitori”: logica, per l’area matematico-scientifica; comunicazione, per l’ambito umanistico e attività laboratoriali, cuore dell’apprendimento esperienziale.
I laboratori offrono ai ragazzi la possibilità di mettersi alla prova attraverso il fare. «Un’occasione per scoprire ciò che li appassiona e ciò che, invece, – sottolinea l’educatore – non sentono affine». Un esercizio prezioso anche per gli operatori. «Osservarli mentre agiscono all’interno di un contesto pratico ci aiuta a conoscerli meglio». Ed ecco che allora l’arte si rivela un efficace strumento di mediazione, capace di facilitare l’espressione e la relazione.
L’arte come strumento di espressione e relazione
I laboratori sono tanti e diversi. Spaziano dalla musica all’arte di strada, come i murales. Ma non solo. «In questo periodo i ragazzi partecipano a un laboratorio artistico guidato da un’artista, che prevede la realizzazione di un totem», spiega ancora Mellano. «A partire da una struttura di base, i ragazzi lo costruiscono, lo decorano e lo trasformano in qualcosa che esprima chi sono. Il contenuto è libero – prosegue l’educatore: c’è chi racconta una passione personale, chi un’idea o un pensiero, chi affronta temi come la giustizia, l’elettronica o l’informatica». L’arte offre, infatti, una modalità espressiva alternativa «capace di dare voce a ciò che fatica a emergere attraverso il linguaggio verbale rendendo possibile un racconto di sé più spontaneo e autentico».
Più in generale, l’intera didattica è pensata secondo un approccio laboratoriale. «Anche materie come matematica o italiano non vengono mai proposte con lezioni frontali. Se parliamo di geometria, costruiamo forme, se lavoriamo sull’italiano e sulla comunicazione, partiamo da Dante o dalla poesia, ma poi scriviamo una poesia, mettendoci in gioco in prima persona». Un lavoro che diventa anche occasione di riflessione psicologica. «Nel caso del totem, il richiamo all’identità è calzante – spiega la psicoterapeuta Passanisi, perché permette di esprimere parti di sé attraverso una creazione che parla del mondo interno dei ragazzi».

Verso il lavoro, un passo alla volta
Durante il percorso scolastico annuale, Spazio LABS offre agli adolescenti anche laboratori orientati alle professioni. «Grazie alla collaborazione con il nostro ente di formazione professionale, i ragazzi partecipano a percorsi brevi in ambito lavorativo, che permettono a ciascuno di esplorare le proprie inclinazioni e di capire quale potrebbe essere una possibile strada da intraprendere per ricominciare», racconta il project manager. Al termine, chi si sente pronto e motivato ha la possibilità di sostenere un esame per il conseguimento dell’attestato di frequenza annuale. L’obiettivo è duplice. «Da un lato, offrire a chi desidera rimettersi in cammino la possibilità di riprendere gli studi o ottenere un riconoscimento formale di un anno di frequenza; dall’altro – prosegue Manco -, dare a chi non è interessato a proseguire gli studi l’opportunità di avvicinarsi al mondo del lavoro attraverso esperienze professionalizzanti. In alcuni casi, i ragazzi possono anche accedere a un tirocinio formativo, come naturale passo successivo alle attività laboratoriali e professionali».
La storia di Andrea
È il caso di Andrea, un ragazzo che ha scelto di prendere parte al programma. «Era un periodo in cui non avevo voglia di andare a scuola», racconta. «Ho deciso di provare un percorso alternativo per trovare una strada giusta per il mio futuro». Grazie al progetto, Andrea ha scoperto un interesse per la carrozzeria, arrivando a svolgere un tirocinio in azienda. «Mi è piaciuto tutto. Ho trovato un ambiente dove non mancava mai il sorriso, dove ogni cosa che non sapevi veniva spiegata. Ti coinvolgevano continuamente: non c’era modo di tirarsi indietro, bisognava mettersi in gioco». Anche sua madre, Paola, ha notato un cambiamento significativo. «Mio figlio aveva un approccio molto negativo, attraversava momenti bui. Questa esperienza lo ha aiutato a trovare la sua strada, anche se gradualmente. Ci sono stati momenti in cui mollava e momenti in cui ce la faceva, fino a raggiungere la consapevolezza che cercava».

Un concetto radicale: «Nessuno è sbagliato»
L’impostazione di Spazio LABS si ispira alla pedagogia salesiana e al sistema preventivo di Don Bosco, come sottolinea Don Marco, sacerdote degli oratori di Torino: «Ci permette di incarnare ciò che diceva, ovvero dare di più a chi ha avuto di meno. Intercettare quel ragazzo che non viene intercettato dai normali percorsi, che viene scartato». Al centro c’è un’idea semplice e radicale: il valore della persona. Che non si misura con i voti né con le prestazioni. «I ragazzi hanno bisogno di essere riconosciuti», precisa il sacerdote. «Di sentire che sono qualcuno per qualcuno. Il rischio è confondere gli sbagli con se stessi. Una delle cose più preziose che possiamo fare è far capire che nessuno è sbagliato». Spazio LABS non è soltanto una scuola diversa. Ma è anche, forse soprattutto, un luogo in cui i ragazzi possono sentirsi nel “posto giusto”, ritrovare fiducia, sperimentare la propria autoefficacia e riprendere il cammino. Un modello educativo che trasforma il fallimento in opportunità e l’esclusione in nuove possibilità di crescita.
