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Crisi iraniana, perché la chiusura dello stretto di Hormuz potrebbe essere un grosso problema

01 Marzo 2026 - 16:17 Stefania Carboni
stretto di hormuz
stretto di hormuz
Le navi mercantili hanno ricevuto l'annuncio della chiusura della zona da parte del Corpo delle guardie della Rivoluzione islamica. Anche se il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi nega il blocco. Cosa sta succedendo

C’è uno spicchio di terra che, bloccato, rischia di paralizzare l’economia mondiale. Si tratta dello Stretto di Hormuz, che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e all’Oceano Indiano. Da alcune ore è al centro della crisi tra Iran e Usa – Israele. Nel collo di bottiglia marittimo transita circa il 20-30% del greggio mondiale (circa 15-20 milioni di barili al giorno), così come oltre il 25% delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto, principalmente dal Qatar. Le navi mercantili hanno ricevuto l’annuncio della chiusura della zona da parte del Corpo delle guardie della Rivoluzione islamica. Anche se il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che l’Iran «non ha alcuna intenzione» di chiudere lo Stretto di Hormuz al momento, né di fare «qualcosa che possa interrompere la navigazione al suo interno in questa fase». Molta confusione e troppa tensione che non aiutano.

Il colosso Maersk si sfila: «Sospendiamo il passaggio di tutte le navi fino a nuovo ordine»

Adesso le società energetiche (e non solo) hanno paura. Il colosso danese della logistica Maersk, per esempio, ha annunciato la decisione di sospendere il passaggio per ragioni di sicurezza, visto il peggioramento della situazione di sicurezza in Medio Oriente. «Sospendiamo il passaggio di tutte le navi attraverso lo Stretto di Hormuz fino a nuovo ordine. Di conseguenza, tutti i servizi che collegano i porti del Golfo persico potranno subire ritardi, cambi d’itinerario o aggiustamenti d’orario», dichiara il gruppo in un comunicato. 

La situazione a Hormuz, oltre 100 petroliere ferme a due passi dallo stretto. Una colpita

Almeno 150 petroliere, comprese navi che trasportano greggio e gas naturale liquefatto, hanno gettato l’ancora nelle acque aperte del Golfo oltre lo Stretto, secondo quanto riportato da Al Jazeera, citando stime Reuters e gli ultimi dati del trasporto marittimo elaborati sulla piattaforma Marine Traffic. E una delle petroliere, la Skylight, battente bandiera di Palau, è stata colpita da un missile iraniano al largo del porto omanita di Khasab.

L’incubo dell’impennata del greggio

Il prezzo del Brent, il benchmark internazionale per le quotazioni del petrolio, vola negli scambi over the counter, al di fuori del mercato regolamentato che riaprirà normalmente domani mattina. Con l’escalation in tutto il Golfo Persico, il greggio ha registrato un’impennata del 10% salendo a 80 dollari al barile, mentre gli analisti già pronosticano un avvicinamento ai 100 dollari. «Prevediamo che i prezzi apriranno vicini ai 100 dollari al barile e forse supereranno tale livello se assisteremo a un’interruzione prolungata dello Stretto di Hormuz», ha dichiarato Ajay Parmar, direttore del settore energia e raffinazione dell’Icis. Una stima condivisa, spiega Reuters, anche dagli analisti di Barclays.

Tabarelli (Nomisma): «Il blocco sarebbe un cataclisma»

«Il blocco sarebbe un cataclisma. Insisto. Perché il prezzo del petrolio è internazionale, ma condiziona anche quello interno americano ed è strettamente legato da quanto accade ad Hormuz», ha detto Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, in un’intervista al Messaggero, parlando del blocco. «È dal 1980 che vanno avanti le minacce. Ora vediamo che succede. Se l’Iran riesce davvero a bloccare il transito delle petroliere. E vediamo anche quanto dura l’operazione di Trump». Ma se a chiudere lo stretto di Hormuz «non ci sono riusciti in passato non vedo come possano farlo oggi».

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