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«Ce l’hanno dato loro il ghiaccio secco», l’accusa ai medici di Bolzano della cardiochirurga Farina: il cuore “bruciato” e la sua verità sul contenitore

01 Marzo 2026 - 08:33 Giovanni Ruggiero
Contenitore cuore Domenico, indagini sul ghiaccio secco
Contenitore cuore Domenico, indagini sul ghiaccio secco
L'espianto del cuore che doveva arrivare al piccolo Domenico a Napoli si era svolto «in un clima tranquillo nel rispetto dei protocolli». Lo ribadisce la cardiochirurga, indagata con il primario Oppido per la morte del bambino di due anni. Le accuse ai colleghi austriaci: la sua versione su che cosa è successo a Bolzano

Gabriella Farina, la cardiochirurga del Monaldi di Napoli che ha eseguito l’espianto del cuore a Bolzano, passa al contrattacco. Attraverso i suoi legali Dario Gagliano e Anna Ziccardi, punta il dito contro il personale dell’ospedale altoatesino. Come riporta Repubblica, nella nota difensiva si legge che «appare singolare che non venga minimamente presa in considerazione la posizione del personale di sala che, a fronte di una richiesta di ghiaccio da utilizzare per il trasporto dell’organo espiantato, avrebbe fornito un prodotto totalmente diverso, ovvero anidride carbonica allo stato solido, indistinguibile a occhio nudo dal ghiaccio comune, ignorandone gli effetti ustionanti». Farina è indagata insieme ad altri sei medici per la morte del piccolo Domenico, due anni, avvenuta il 21 febbraio al Monaldi dopo settimane di agonia.

Sospesa dal lavoro, il primario Oppido senza stipendio

La chirurga è sospesa dal lavoro per un mese, mentre per il primario Guido Oppido, che il 23 dicembre impiantò l’organo nonostante fosse danneggiato, l’Azienda dei Colli ha disposto la sospensione cautelare dall’incarico con privazione della retribuzione fino all’esito del procedimento penale.

Le accuse della dottoressa Farina ai colleghi di Bolzano e Innsbruck

I legali di Farina respingono la ricostruzione emersa finora, secondo cui l’équipe napoletana avrebbe operato in modo disorganizzato. «La rappresentazione dell’équipe napoletana come sprovveduta e impreparata appare ingenerosa, specie se contrapposta alla presunta efficienza dei medici austriaci e del personale dell’ospedale di Bolzano», scrivono nella nota, invitando a sottrarre «il dibattito pubblico a logiche territoriali o a stereotipi che nulla hanno a che vedere con la valutazione delle condotte professionali». Secondo la difesa, gli stessi medici dell’équipe di Innsbruck avrebbero confermato che, «salvo incomprensioni nella fase iniziale, l’espianto si è svolto in un clima tranquillo nel rispetto dei protocolli».

Com’è finito il ghiaccio secco nel contenitore del cuore di Domenico

La versione della difesa ricostruisce così la dinamica: il materiale refrigerante fu prelevato in officina e portato in sala operatoria «in una scatola di polistirolo da operatori dell’ospedale locale», mentre Farina «era intenta a completare le operazioni di confezionamento dell’organo per garantire la partenza nel più breve tempo possibile verso Napoli». Le immagini circolate online di un frigorifero dell’ospedale di Bolzano con l’etichetta “ghiaccio secco” sarebbero, secondo i legali, «fuorvianti perché inducono a credere che Farina non avrebbe neppure letto l’etichetta». La chirurga, in sostanza, non avrebbe mai maneggiato direttamente il ghiaccio.

Il contenitore per il trasporto del cuore era a norma?

Sul contenitore utilizzato per il trasporto dell’organo, i legali di Farina sostengono che fosse «conforme alle norme vigenti» e che «i medici incaricati dell’espianto non erano stati informati dell’esistenza di contenitori alternativi più moderni», agendo quindi secondo la prassi operativa consolidata. La situazione complessiva durante l’espianto, insistono, sarebbe stata meno caotica di quanto emerso dagli audit e dalle testimonianze di alcuni sanitari.

Indagini sulla morte del piccolo Domenico: scontro sulla perizia

Sul fronte giudiziario si è aperto un nuovo fronte. Francesco Petruzzi, legale della famiglia di Domenico, ha annunciato che chiederà la ricusazione del cardiochirurgo Mauro Rinaldi, inserito nel collegio dei periti scelti dal gip per l’incidente probatorio. Il motivo: «Da una semplice ricerca sul web risulta che il professore ordinario di cardiochirurgia dell’Università di Torino abbia espresso una indebita manifestazione ante-incarico sui fatti e che sia coautore di una pubblicazione scientifica di uno dei medici indagati», il che secondo Petruzzi causerebbe «un difetto delle garanzie di imparzialità». Lo stesso avvocato ha lanciato nuove accuse contro il primario Oppido, segnalando presunte discrepanze nella cartella clinica che a suo avviso configurerebbero un falso. La Procura, per ora, procede solo per omicidio colposo.

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