Ultime notizie Festival di SanremoIranTrapiantiVincenzo Schettini
ECONOMIA & LAVOROFranciaGoverno MeloniLavoro e impresaSettimana cortaSpagnaUnione europea

Settimana corta, il governo Meloni dice no. Dalla fuga in avanti della Francia al tentativo fallito della Spagna, cosa succede nel resto d’Europa

settimana corta no governo meloni confronto europa
settimana corta no governo meloni confronto europa
La proposta di ridurre l'orario di lavoro a parità di salario è stata oggetto di numerose sperimentazioni, ma poche leggi. E intanto Germania e Grecia si muovono in direzione opposta

Arriva dall’Italia l’ultima frenata all’introduzione della settimana corta in Europa. Martedì la Camera dei Deputati ha bocciato una proposta di legge presentata dalle opposizioni per ridurre progressivamente l’orario settimanale fino a 32 ore, a parità di salario. I dettagli del provvedimento ricalcano a grandi linee ciò che altri paesi europei stanno sperimentando: un giorno in meno di lavoro, uno in più di riposo, stipendio invariato. Una proposta allettante, almeno dal punto di vista dei dipendenti, che negli ultimi anni si è trasformata in uno dei temi più discussi nel dibattito sul futuro del lavoro: giusta per i sindacati, troppo costosa per le imprese, necessaria e più efficiente per alcuni esperti. L’introduzione della settimana corta è diventata una proposta quasi trasversale dei partiti progressisti in tutta Europa, ma nell’ultimo periodo sembra aver perso parte dello slancio iniziale. E mentre in alcuni Paesi il tema continua a essere oggetto di test e riforme, in altri – come la Germania e la Grecia – il dibattito si sta muovendo nella direzione opposta, ossia l’aumento delle ore di lavoro.

Il “no” del governo Meloni alla proposta delle opposizioni

La proposta di legge presentata da Pd, M5s e Avs intendeva favorire, attraverso la contrattazione collettiva, una progressiva riduzione dell’orario di lavoro fino a 32 ore settimanali, a parità di salario. Una condizione raggiungibile sia con turni giornalieri più corti sia con settimane lavorative da quattro giorni. «Ci risiamo. Mi chiedo come mai ogni volta che le opposizioni fanno proposte per migliorare le condizioni di chi lavora le affossate senza nemmeno volerle discutere. L’avete già fatto con il salario minimo e con il congedo paritario», ha attaccato in Aula Elly Schlein. A rispondere alla segretaria dem ci ha pensato Walter Rizzetto, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Lavoro, che ha giustificato la bocciatura della maggioranza con preoccupazioni di tipo economico. «Non c’è un punto di caduta sulle coperture economiche: 8,4 miliardi per il 2028 e 8,2 per il 2027. La settimana corta si applicherebbe anche alle pubbliche amministrazioni con ricadute pesanti, forse bisognerebbe scrivere meglio le proposte di legge», ha scritto Rizzetto.

Il tentativo fallito di Sánchez in Spagna

Nei mesi scorsi, è stata la Spagna a far registrare una battuta d’arresto sull’approvazione di una legge per introdurre la settimana corta. A fine 2024, il governo e i sindacati hanno annunciato di voler ridurre l’orario di lavoro settimanale da 40 a 37,5 ore. «L’obiettivo è un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata, aumentando al contempo la produttività», spiegò all’epoca la ministra del Lavoro, Yolanda Díaz. Anche in quel caso, lo stop è arrivato in parlamento, dove la maggioranza che sostiene il premier Pedro Sánchez ha numeri risicatissimi. Non è escluso che il governo spagnolo riprovi a proporre la misura, che comunque gode di un certo sostegno popolare, ma al momento non c’è alcun nuovo tentativo all’orizzonte.

EPA/J.J. Guillen | Il premier spagnolo Pedro Sanchez insieme alla ministra del Lavoro Yolanda Díaz

La “fuga in avanti” della Francia

A fare da modello in Europa, almeno per i sostenitori della settimana corta, è la Francia, dove da oltre 25 anni la settimana lavorativa è fissata a 35 ore, sulla base di una riforma introdotta nel 2000 dai socialisti quando erano al governo. Nel 2022, il Belgio ha approvato una legge che consente ai lavoratori di condensare la settimana lavorativa in quattro giorni, anziché cinque, ma sempre lavorando 38 ore. Insomma, non una riduzione vera e propria dell’orario di lavoro, ma una semplice possibilità di allungare il weekend lavorando di più in settimana.

Gli esperimenti in Regno Unito, Islanda, Portogallo e Polonia

In altri Paesi europei, la settimana corta è stata oggetto di recenti sperimentazioni. Nel Regno Unito, 61 aziende hanno preso parte a un esperimento nel 2022 che ha testato l’introduzione della settimana lavorativa di quattro giorni per sei mesi. I risultati sono stati estremamente positivi: sia per i dipendenti, che hanno segnalato una riduzione dei livelli di stress e burnout, sia per le aziende, che hanno visto il proprio fatturato rimanere invariato oppure aumentare leggermente. Alla fine, il 92% dei dirigenti aziendali ha dichiarato che avrebbe mantenuto la settimana di 32 ore anche dopo il termine dell’esperimento.

Anche il Portogallo stanno puntando sulle sperimentazioni volontarie, ma non ha ancora messo a punto una legge ad hoc per introdurre la settimana lavorativa di quattro giorni a livello nazionale. In Islanda, tra il 2015 e il 2019, è stato condotto uno degli esperimenti più grandi sulla settimana corta. Dal termine della sperimentazione, circa l’86 per cento della forza lavoro nel paese ha ottenuto contratti con orari di lavoro più ridotti o, perlomeno, la possibilità di richiederli. All’elenco di paesi che guardano con favore a questo modello si è aggiunta di recente anche la Polonia, dove oggi in media si lavora 38,9 ore a settimana, tra i più alti a livello europeo. Lo scorso settembre, la ministra del Lavoro, Agnieszka Dziemianowicz-Bąk, ha annunciato di aver ricevuto quasi 2mila domande da aziende disposte a partecipare a un programma che prevedeva l’introduzione di orari di lavoro ridotti a parità di stipendio.

Germania e Grecia vanno controcorrente

Per chi guarda con favore al modello della settimana corta, c’è anche chi si muove in direzione opposta. È il caso della Germania, dove il governo di Friedrich Merz sembra intenzionato a scoraggiare il part-time e abolire il tetto di 8 ore alla giornata lavorativa. La proposta non è ancora stata messa nero su bianco, ma ha già mandato su tutte le furie i sindacati, che denunciano un arretramento dei diritti sociali e bollano l’azione del governo come anacronistica. Lo scorso ottobre, è stata la Grecia a far parlare di sé dopo il via libera di una legge che introduce la possibilità di lavorare fino a 13 ore al giorno. Una novità che, dopo le proteste di opposizioni e sindacati, si applicherà solo su base volontaria, ma testimonia la volontà di muoversi in direzione opposta rispetto a ciò che i promotori della settimana corta chiedono da anni.

EPA/Clemens Bilan | Il cancelliere tedesco Friedrich Merz con la ministra del Lavoro Baerbel Bas
leggi anche