730 giorni lontano da casa: l’analisi sulle “foto emotive” del ritorno dei soldati ucraini dalla prigionia russa

Circolano diverse foto estremamente toccanti che ritraggono l’abbraccio tra un soldato ucraino e la la sua compagna prima e dopo, si legge, “730 giorni lontano da casa” dalla la prigionia nelle carceri dell’invasore russo. Tuttavia, nonostante il messaggio di speranza e la denuncia per i reali trattamenti subiti dagli ucraini, l’analisi tecnica rivela una realtà ben diversa da quella raccontata.
Per chi ha fretta
- Le foto vengono presentate come scatti reali del prima e del ritorno di un militare ucraino dopo due anni di guerra nelle prigioni russe.
- Alcuni dettagli visivi, come la gestione delle luci, sollevano sospetti sulla loro autenticità.
- L’analisi digitale tramite il sistema SynthID ha confermato l’origine artificiale delle immagini.
- Non si tratta di fotografie reali, ma di contenuti generati o modificati tramite l’Intelligenza Artificiale.
I post virali e la “call to action” emotiva
Le immagini in questione vengono condivise accompagnate da testi standardizzati, come la frase «730 giorni lontano da casa: il ritorno di un soldato ucraino». I post, di fatto, puntano a massimizzare la portata organica attraverso l’indignazione e l’empatia:
730 giorni lontano da casa. Il ritorno di un soldato ucraino diventa un momento che dice tutto: il tempo, la paura, l’attesa… e l’abbraccio che cura più di mille parole.
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Perché si tratta di immagini generate dall’AI
Abbiamo analizzato la struttura invisibile dei pixel delle immagini circolanti. Di fatto, queste immagini contengono un watermark SynthID, il che indica che sono state generate o pesantemente modificate con l’IA di Google.

Il sistema SynthID agisce come una firma digitale invisibile. Anche se le foto sembrano reali a un occhio inesperto, la presenza di questo watermark certifica che la scena dell’abbraccio e il volto del soldato “tornato dalla prigionia” sono il prodotto di un algoritmo e non di un fotografo sul campo.

La denuncia dei media ucraini
Diversi media ucraini, come Suspilne.media, dal 2025 denunciano l’abuso delle immagini false e generate con l’AI sul tema dello scambio di prigionieri. L’articolo riporta la critica dell’esperto di media Serhiy Shturkhetskyi:
Dato che il tema dello scambio di prigionieri è molto doloroso, alcune persone stanno iniziando ad abusarne. Ora l’obiettivo principale dell’operazione psicologica è indebolire la nostra capacità di resistenza. Usano certi schemi, contando sul fatto che siamo in costante stress. Più dura la guerra, più forti sono gli sbalzi emotivi nelle persone.
[…]
C’è un laboratorio a San Pietroburgo dove gli psicologi militari analizzano e disegnano modelli per gli artisti, che poi vengono prodotti in fabbriche asiatiche dietro compenso minimo. Ora è difficile stabilire se questi collage siano autentici, poiché vengono sempre più spesso creati dall’intelligenza artificiale. Ma è possibile, perché chi li genera utilizza programmi semplici e si concentra sulla quantità. Vengono creati migliaia di collage di questo tipo

La realtà documentata contro la finzione dell’IA
L’uso di figure generate dall’intelligenza artificiale rischia di sminuire la realtà dei fatti, ma è bene precisare che smentire l’autenticità di queste specifiche immagini non significa negare il dramma dei prigionieri di guerra ucraini o le condizioni disumane documentate nelle carceri russe.

Le foto diffuse dagli organi ufficiali ucraini, così come dai fotografi di diverse agenzie, mostrano le vere condizioni dei soldati ucraini rilasciati dopo mesi o anni di prigionia, presentando spesso i segni evidenti di malnutrizione (e non solo).

Conclusioni
Sebbene il dramma dei prigionieri di guerra ucraini sia reale e documentato da fonti ufficiali, le immagini analizzate sono prodotti sintetici creati dall’intelligenza artificiale.
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