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L’Ucraina invierà armi nel Golfo? Le pressioni Usa e la svolta dopo 4 anni di guerra: «Droni iraniani, sappiamo come fare»

05 Marzo 2026 - 13:05 Simone Disegni
Kiev da importatore a esportatore di tecnologie e sistemi d'arma? Zelensky apre ma resta cauto: «Anche noi siamo in guerra»

Per quattro anni l’Ucraina ha ricevuto dai Paesi occidentali armi, altri equipaggiamenti militari e miliardi di dollari per rafforzare la propria industria della difesa. Ora potrebbe essere proprio Kiev a mettere il suo know-how – e forse persino sistemi d’arma – a disposizione di chi ora ha urgente bisogno di aiuto: i Paesi del Golfo sotto tiro di droni e missili iraniani. «Noi abbiamo carenza di qualcosa che i nostri partner hanno, per esempio i missili Patriot. Ma i missili Patriot non possono abbattere i droni iraniani, e noi possediamo i droni intercettori. Quindi potremmo valutare questo scambio su tecnologie e armi», ha detto esplicitamente Volodymyr Zelensky in un’intervista a Rai News 24. «Per ora non siamo coinvolti in questa guerra, ma i droni iraniani hanno colpito la popolazione civile e ci sono stati segnali d’interesse da parte dei partner del Golfo sulla nostra competenza. Siamo pronti a fornirla», ha detto Zelensky. Che s’è mantenuto cauto però sull’invio di armi a Paesi come gli Emirati Arabi o il Qatar: «Anche noi siamo in guerra», ha ricordato.

Droni iraniani «low-cost», le lezioni della guerra in Ucraina

L’Ucraina in questi anni ha provato sulla sua pelle cosa significhi finire sotto attacco aereo quotidiano. La Russia a sua volta, da quando quello che doveva essere un blitz militare s’è tramutato in una guerra di logoramento, ha adattato il suo modello di attacchi aerei. Accanto ai missili di produzione “autoctona”, hanno fatto quindi la loro comparsa e hanno via via preso il sopravvento i droni Shahed di fabbricazione iraniana. Facili da muovere e sparare e soprattutto economici: a fronte di un raggio di azione garantito di quasi 2mila chilometri, costano qualche decina di migliaia di dollari (tra i 20 e i 50mila). Impensabile – a conti fatti – pensare di contrastarli attivando sistemi di difesa aerea «classici» come i Patriot: un singolo intercettore costa oltre 13,5 milioni di dollari. Così nel tempo l’industria della difesa ucraina s’è specializzata nella costruzione di intercettori di droni a basso costo – poche migliaia di dollari. L’unico modo per sostenere sul lungo termine la sfida con la batteria «inesauribile» di droni Shahed.

Cosa può dare (e cosa no) Zelensky

Ora i Paesi del Golfo hanno fatto rapidamente lo stesso calcolo, presi alla sprovvista dall’aggressione «disperata» del regime iraniano, in lotta per la sopravvivenza. E secondo il Financial Times nelle ultime ore si sarebbe mosso il Pentagono stesso per convincere gli ucraini a esportare quegli intercettori. La disponibilità di Kiev ad aiutare c’è, ma come fa capire Zelensky non può essere presa per scontata, considerato che la Russia persegue nella sua, di guerra. Per questo le discussioni sono definite «delicate» da fonti Usa. Probabile che l’Ucraina dietro le quinte provi a negoziare in queste ore per capire cosa può ottenere in cambio soprattutto dall’America, ora che ha finalmente leve concrete da attivare. Mentre i negoziati trilaterali Usa-Russia-Ucraina si sono arenati per ora di fronte all’esplodere della crisi in Medio Oriente, d’altronde, c’è da considerare che «nel caso di una guerra lunga, l’America potrebbe ridurre le consegne di missili antiaerei e dei sistemi di difesa aerea all’Ucraina, ed ovviamente questo ci preoccupa», ha ricordato ancora Zelensky ai microfoni Rai. 

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