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Tram deragliato a Milano, l’ipotesi dell’errore umano e le telefonate dell’autista prima dell’impatto

vittime tram deragliato milano
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L'indagine su Pietro M., che ancora non parla con i magistrati

Per il tram deragliato a Milano le indagini puntano sull’errore umano. Mentre oggi sono in programma le autopsie dei due passeggeri deceduti dopo l’incidente in viale Vittorio Veneto. Pietro M., l’autista, difeso dall’avvocato Benedetto Tusa, non ha ancora parlato con i magistrati. Ha detto di essere ancora troppo provato. Nella sua prima visita ha detto di aver avuto un malore dopo una botta al piede sinistro presa mentre stava caricando una carrozzina sul mezzo pubblico. La polizia ha sequestrato le sue scarpe. Il sessantenne è indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose.

L’indagine sul tram deragliato a Milano

Le calzature sono state sequestrate per verificare la presenza di segni della sedia a rotelle. L’autista ha detto di aver sbattuto nel primo pomeriggio del 27 febbraio. L’accertamento medico ha appurato una contusione all’alluce, che è diventato nero per un ematoma. Saltata anche l’unghia. Pietro M. è stato dimesso dall’ospedale con una prognosi di dieci giorni per sincope vasovagale e trauma cranico. Le immagini delle telecamere si sono attivate solo dopo l’urto. Hanno registrato quindi filmati non utili all’inchiesta.

Le autopsie e le ipotesi

Oggi sono in programma le autopsie sui corpi di Favia e del quarantanovenne nigeriano Okon Johnson Lucky, entrambi sbalzati fuori dal 9 prima dell’impatto con un palazzo. I prossimi passi dell’inchiesta dei pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara, che stanno coordinando il lavoro degli agenti guidati dal comandante Gianluca Mirabelli, sono legati all’analisi della scatola nera del Tramlink e dello smartphone di Pietro M. Le ipotesi più probabili, spiega Il Giorno, restano due: il mancamento o una distrazione. Un errore umano, al netto della causa, che avrebbe provocato la mancata decelerazione prima della fermata, la non attivazione dello scambio e la fuoriuscita dai binari.

Le telefonate

Il tranviere non ha allertato la centrale operativa Atm del dolore crescente che poi avrebbe generato la perdita di coscienza («Ho visto tutto nero»). Gli investigatori faranno accertamenti anche su una telefonata che il conducente avrebbe effettuato dopo l’impatto col suo cellulare e su quelle che potrebbe aver fatto prima.

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