Attentato alla sinagoga di Liegi, l’esplosione nel cuore della notte: «Atto di violento antisemitismo»

Un ordigno è stato fatto esplodere nella notte tra domenica e lunedì davanti alla sinagoga di Liegi, nel sud del Belgio. L’edificio è stato seriamente danneggiato: secondo le testimonianze dirette e i primi rilievi della polizia, la vetrata principale della sinagoga è saltata per aria, mentre sono stati infranti i vetri delle finestre pure di altri edifici. L’esplosione è avvenuta attorno alle 4 di notte, anche per questo non risultano feriti. Il sindaco di Liegi Willy Demeyer ha condannato duramente l’azione «estremamente violenta di antisemitismo», respingendo qualsiasi tentativo di «importante nella nostra città i conflitti esterni». L’indagine su quanto accaduto è stata affidata alla divisione terrorismo della polizia giudiziaria di Liegi. La sinagoga locale, costruita nel 1899, ospita anche un museo di storia degli ebrei a Liegi.
L’antisemitismo in Belgio e lo scontro con gli Usa
Non è la prima volta che il Belgio – che ospita una comunità ebraica di circa 30mila persone – viene colpita da attacchi antisemiti. Il più grave negli ultimi anni è avvenuto il 24 maggio 2014, quando Mehdi Nemmouche, un francese di origine algerina affiliato all’Isis, aprì il fuoco all’ingresso del museo ebraico di Bruxelles, uccidendo quattro persone. Oltre a lui fu poi arrestato anche un secondo presunto complice, Nacer Bendrer. Il clima è peggiorato dopo lo scoppio della guerra a Gaza: nel 2023 secondo i dati ufficiali si sono registrati quasi 1.676 episodi di antisemitismo, la. metà dei quali online, contro i 436 dell’anno precedente. Secondo un sondaggio Ipsos condotto nel 2024, il 14% dei belgi proverebbe «avversione» nei confronti degli ebrei – cifra che schizza al 22% nella regione di Bruxelles. E il 97% degli ebrei belgi ha dichiarato di aver incontrato nella propria esperienza l’antisemitismo. Proprio nelle scorse settimane a puntare il dito contro il governo belga per questa deriva era stato l’ambasciatore Usa in Belgio Bill White. Un intervento ruvido che aveva causato una mezza crisi diplomatica, con la convocazione dell’uomo di Donald Trump a Bruxelles da parte del ministro degli Esteri Maxime Prévot.
