Sassolini nel risotto ai funghi, 40enne si rompe i denti e fa causa. Ma il tribunale dà ragione al punto vendita

Quella che doveva essere una cena tranquilla si è trasformata in un’esperienza da ricordare. Ma non certo per il sapore del piatto. È accaduto a marzo del 2021 a una donna di 40 anni di Pisa che aveva deciso di preparare per cena un risotto ai funghi. Dopo aver acquistato in una nota catena di supermercati una confezione di porcini secchi, è rientrata a casa e di è messa ai fornelli. Ma proprio mentre stava mangiando il risotto ha avvertito all’improvviso un dolore lancinante. In bocca, diversi sassolini – scrive il Corriere della Sera – le avevano rotto alcuni denti durante la masticazione.
Il ricorso rigettato dai legali
Il giorno dopo, il suo dentista le presenta il preventivo: due denti rotti, un ponte saltato. La soluzione migliore è quella degli impianti che sono però tra le cure odontoiatriche più costose: circa 8 mila euro. La donna decide così di fare causa sia al supermercato, sia alla ditta che produce i funghi porcini secchi in busta, ma nei giorni scorsi il tribunale di Pisa ha condannato la 40enne a pagare circa 3mila euro di spese legali, dopo aver rigettato il suo ricorso.
La versione dei legali del punto vendita e la sentenza del giudice
Secondo i legali del punto vendita, che in aula hanno contestato la ricostruzione fornita dalla donna, non vi era alcuna certezza che il sasso si trovasse nei funghi secchi. Hanno infatti sottolineato che «nulla escludeva la possibilità che provenisse dal riso utilizzato per la preparazione del risotto». Ma non solo: per gli avvocati «la circostanza dell’inglobamento del sasso all’interno dei funghi non fosse dimostrata e che, comunque, tale inglobamento avrebbe potuto verificarsi anche in fase di cottura».
Per la giudice Teresa Guerrieri del Tribunale civile di Pisa, le argomentazioni dei legali risultano fondate. Manca la prova che il corpo estraneo fosse effettivamente contenuto nella confezione di funghi. Secondo il magistrato, il prodotto in questione non era un alimento pronto al consumo, ma richiedeva una preparazione domestica articolata – ammollo, risciacquo, manipolazione e cottura, anche insieme al riso – fasi durante le quali non è possibile escludere contaminazioni esterne provenienti da altri ingredienti o dall’ambiente di preparazione. E anche la testimonianza di chi era presente alla cena non è bastata a fugare i dubbi della giudice.
