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Sì o No al referendum, faccia a faccia tra i giovanissimi della politica: parlano Simone Leoni e Rachele Scarpa – Le video-interviste

13 Marzo 2026 - 13:48 Asia Buconi
A pochi giorni dal voto previsto per il 22 e 23 marzo sulla giustizia, il confronto sulle ragioni per votare Sì o No tra due giovani della politica: il segretario dei giovani di Forza Italia Simone Leoni, 25 anni, più che convinto della necessità della vittoria della riforma, e la dem Rachele Scarpa, 29 anni, la più giovane deputata d'Italia e convinta del No

Lo scontro sul referendum della giustizia continua. Il tempo stringe e gli schieramenti del “Si” e del “No” serrano i ranghi a suon di dialettica, perché l’obiettivo è far comprendere ai cittadini le rispettive ragioni nell’ambito di un terreno non propriamente di facile lettura. Ci sono due giovanissimi dalle visioni opposte, il segretario dei giovani di Forza Italia Simone Leoni, 25 anni, più che convinto della necessità della vittoria del “Sì” e la dem Rachele Scarpa, 29 anni, la più giovane deputata d’Italia e fervente sostenitrice del “No”.

Referendum giustizia, le ragioni del Sì e del No: le parole di Simone Leoni e Rachele Scarpa

Non ha nessun dubbio Simone Leoni quando definisce «storica» la riforma della giustizia proposta dal suo partito. Processi giusti, giudici imparziali e fine del correntismo nel Csm sono le parole d’ordine dei sostenitori del cambiamento. Solo così, dice l’azzurro, saranno i giudici «più bravi» a fare strada e non quelli con la «giusta tessera in tasca». E poi ecco l’Alta Corte Disciplinare, quella che finalmente, dice Leoni, «sanzionerà chi manda spesso in carcere degli innocenti», poi cita il caso di Enzo Tortora.

Ma non è tutto rose e fiori per Rachele Scarpa del Pd, che ammonisce su questo punto: l’Alta Corte non avrebbe come terzo grado la Cassazione e alla fine i giudici sarebbero gli unici italiani a non avere diritto a ricorrervi.

Referendum giustizia, Leoni (Fi): «Ma quale pericolo autoritario? La nostra riforma garantisce il contrario»

«Questa è una riforma di libertà trasversale e spiace che l’opposizione venga fatta in modo strumentale», ammonisce Simone Leoni. «La sinistra continua a parlare di pericolo autoritario, di politica che vuole mettere mano sui giudici, ma in realtà è tutto il contrario», dice l’azzurro. E spiega: «L’attuale art. 104 della Costituzione non menziona esplicitamente il pm, quindi astrattamente non garantisce la sua indipendenza da ogni altro potere in modo esplicito». «Con la nostra riforma invece mettiamo nero su bianco che tutta la magistratura, giudici e pm, sono indipendenti da ogni altro potere, quindi diventa costituzionalmente impossibile porre i pm sotto il controllo del governo», dice Leoni.

L’azzurro aggiunge poi che la riforma si inserisce nel filone che dal Dopoguerra ad oggi ha scardinato punto dopo punto l’ordinamento fascista. E si rivolge ai detrattori: «Dico a Schlein e a tutte le opposizioni che a volere le carriere unificate in Italia è stato il fascismo e il suo ministro della Giustizia Dino Grandi nel 1941. La nostra riforma da questo punto di vista è antifascista».

Ed è un fiume in piena il segretario dei giovani azzurri Leoni quando sottolinea la necessità di un sistema in cui giudice e pm non facciano la stessa carriera e che, soprattutto, quelle carriere non siano gestite dallo stesso organo, ovvero il Csm. Con questa riforma, spiega, «accusa e difesa sono sullo stesso piano e sarebbe folle il contrario, perché sarebbe come se in un derby tra Roma e Lazio, l’arbitro vestisse la maglia della Lazio, ecco, non mi fiderei di quell’arbitro», dice Leoni.

Referendum giustizia, Scarpa: «La riforma indebolisce il potere giudiziario a scapito di quello esecutivo»

Ma per Rachele Scarpa non è così. Non solo la riforma non aiuta con i dovuti interventi – ovvero accorciare i processi, digitalizzarli, stabilizzare i precari della giustizia – ma è stata approvata anche ignorando del tutto il Parlamento, che non ha potuto fare alcuna modifica. Grave, dice, per una riforma che modificherà la Costituzione.

In più, spiega Scarpa, la separazione dei Csm, con relativi sorteggi nella scelta dei componenti, comporterebbe «l’indebolimento del potere giudiziario a scapito di quello esecutivo». Un tentativo di centralizzazione del potere del governo, dice, che si realizzerà anche con premierato e col conseguente cambiamento della legge elettorale. E se per Leoni la separazione dei Csm garantirà a pm e giudice lo stesso peso, per la dem è vero il contrario: «Con questa riforma rischiamo di rendere la figura del pm più autoreferenziale e più chiusa, andandolo a rafforzare in modo sbilanciato rispetto al giudice, ovvero l’opposto di quello che chi propone questa riforma pensava di fare», conclude.