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«Chi è quel cogl** che continua a urlare?». La Russa dimentica il microfono acceso e insulta il senatore – Il video

11 Marzo 2026 - 14:44 Alba Romano
Poi le scuse: «Era un borbottio rivolto a me stesso». Il vicepresidente Pd replica: «Le scuse si dovrebbero a ciascun senatore e a ciascuna persona, per il ruolo che ricopriamo»

«Come si chiama quel coglione che continua a urlare?». A parlare, senza accorgersi di avere il microfono aperto, è Ignazio La Russa. Durante la gestione dei lavori d’Aula, il presidente del Senato si è lasciato sfuggire commenti ben poco lusinghieri nei confronti di un collega dell’opposizione, ossia Antonio Nicita, senatore e vicepresidente del gruppo del Partito democratico. Più tardi tramite il suo portavoce La Russa ha posto le sue scuse. «Ha cercato telefonicamente il senatore Nicita senza mai trovarlo. Ha parlato con il capogruppo Boccia al quale, in attesa di parlare con il senatore, ha presentato le sue scuse. Il presidente si è detto dispiaciuto. Non ricorda l’evento specifico e nemmeno se l’epiteto fosse rivolto veramente al senatore Nicita. Ma comunque gli chiede scusa se così è stato interpretato. Quello del presidente era un borbottio rivolto a se stesso che purtroppo è stato intercettato dal microfono lasciato aperto. Il presidente ha sempre avuto un ottimo rapporto con il senatore Nicita che è siciliano come lui e con il quale ha anche diverse amicizie in comune», ha spiegato Emiliano Arrigo

Il microfono lasciato acceso per sbaglio

Il video risale al 5 marzo, mentre a Palazzo Madama si stava discutendo della richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo. Quando gli segnalano che a parlare è l’esponente del Pd, La Russa si avvicina al microfono – in realtà sempre rimasto acceso – e dice: «Nicita, abbiamo apprezzato il suo intervento».

Lo sfottò al senatore del M5s

Pochi attimi prima, la seconda carica dello Stato si era lasciato sfuggire un ironico «interventone…» dopo un discorso di Ettore Licheri, senatore del Movimento 5 stelle.

Nicita a La Russa: «Le scuse si dovrebbero a ciascun senatore e a ciascuna persona, per il ruolo che ricopriamo»

«Sono costretto a intervenire per un fatto personale anche se, come dirò, personale non è. Giovedì scorso è accaduto in quest’Aula un fatto senza precedenti che attiene alla libertà di espressione, all’uso delle parole, alla rappresentanza delle istituzioni. Mentre eravamo impegnati in una difficile e coinvolgente discussione sulla guerra in Iran, il Presidente La Russa, secondo il video che sta circolando, mi ha rivolto un epiteto che dire offensivo è poco. Ho letto un’agenzia in cui si dice che il presidente mi ha chiamato per le scuse, ho dovuto staccare il telefono perché ho ricevuto chiamate da mezzo mondo, il primo che mi ha contattato è stato mio figlio, il quale mi ha inviato il video. Stasera mi troverò nell’imbarazzo di spiegargli cosa significa che il presidente di questa istituzione mi abbia insultato. Il tema non sono le scuse personali, ma come veniamo rappresentati, il linguaggio che utilizziamo da rappresentanti delle istituzioni, non solo quando i microfoni sono accesi ma ancor di più quando sono spenti». Lo ha detto in Aula il senatore Antonio Nicita, vicepresidente del gruppo del Pd. «Un linguaggio – ha proseguito Nicita – che dovrebbe sempre rispettare la dignità della persona e delle istituzioni, anche di fronte all’animosità del dibattito e dello scontro politico. Noi dobbiamo essere esemplari e dovremmo rispettarci. Le scuse si dovrebbero perciò a ciascun senatore e a ciascuna persona, per il ruolo che ricopriamo, nel rispetto del Paese. Non rappresentiamo solo le nostre opinioni ma anche chi ci ha conferito il mandato e che va rispettato sempre anche quando i microfoni sono spenti».

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