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“Cecchini del weekend” di Sarajevo, ci sono altri due indagati: chi sono il manager lombardo e il fanatico di destra che pagavano per uccidere civili

14 Marzo 2026 - 11:53 Cecilia Dardana
cecchini sarajevo
cecchini sarajevo
Salgono a tre gli indagati nell'inchiesta milanese sui "cecchini del weekend". Dopo l'ex camionista friulano, spunta un facoltoso imprenditore che si sarebbe vantato di aver ucciso per adrenalina

Non erano soldati, ma “turisti” dell’orrore. L’inchiesta della Procura di Milano sui cosiddetti «safari umani» durante l’assedio di Sarajevo (1992-1995) si allarga e arriva a toccare i vertici della borghesia lombarda. Come riportato da Repubblica e dal quotidiano Il Giorno, ci sono due nuovi nomi nel registro degli indagati, portando a tre il numero delle persone sotto la lente del pm Alessandro Gobbis e del procuratore Marcello Viola, con l’accusa di omicidio volontario continuato e aggravato dai motivi abietti.

L’imprenditore lombardo

Il profilo emerso nelle ultime ore è quello di un facoltoso manager lombardo, un uomo dal tenore di vita elevato che, negli anni Novanta, avrebbe investito parte della sua ricchezza per garantirsi un posto sulle alture che circondano la capitale bosniaca. Secondo l’ipotesi investigativa, l’uomo faceva parte della schiera dei «ricchi e annoiati» disposti a pagare cifre importanti per l’opportunità di mettere nel mirino donne e bambini inermi per le strade sotto assedio. A tradirlo sarebbero stati i suoi stessi racconti: un conoscente ha riferito agli inquirenti di come l’imprenditore si vantasse personalmente delle spedizioni, descrivendole come viaggi adrenalinici fatti per «provare l’emozione di uccidere».

La rete milanese dei “cecchini del weekend”

L’inchiesta, scaturita dall’esposto dello scrittore Ezio Gavazzeni e supportata dai legali Nicola Brigida e Guido Salvini, sta ricostruendo una rete metodica che aveva i suoi snodi principali tra Milano e Trieste. Le partenze avvenivano il venerdì da un magazzino di periferia del capoluogo lombardo, con l’appoggio di una società di sicurezza che fungeva da copertura. In questo ambiente criminale, i tiratori venivano definiti in codice «arcieri», mentre gli abitanti di Sarajevo erano considerati semplici «cervi» da abbattere in cambio di denaro, con tariffe che aumentavano se l’obiettivo era un bambino o un militare bosniaco.

Chi sono gli altri indagati

Oltre al manager lombardo, l’elenco degli indagati include l’ottantenne friulano Giuseppe Vegnaduzzo e un uomo residente nel centro Italia. Mentre l’imprenditore rappresenta il profilo del «trasfertista per noia», gli altri due indagati sembrano mossi da un fanatismo ideologico di estrema destra. Vegnaduzzo, già interrogato dai magistrati, ha respinto ogni accusa sostenendo di non aver mai messo piede in Bosnia, nonostante alcune precedenti dichiarazioni al bar e ai colleghi sembrassero confermare il contrario. Nonostante siano trascorsi trent’anni, la Procura sta trovando riscontri significativi grazie a una pioggia di segnalazioni e testimonianze che stanno permettendo di rimettere insieme i pezzi di questa pagina nera della storia italiana.

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