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Silvia Di Silvio, la giornalista e l’auto bruciata: «Ho denunciato, non è successo nulla»

14 Marzo 2026 - 08:55 Alba Romano
Per questo ha raccontato la sua storia su Instagram con gli hashtag #vittimadiviolenza e #nonvoglioaverepaura

Silvia Di Silvio, giornalista e imprenditrice pescarese, se n’è accorta la notte del 10 marzo: la sua automobile parcheggiata sotto casa è andata a fuoco. «Ero insieme a mia madre. Abbiamo sentito dei rumori, ci siamo affacciate e la macchina era una torcia. Ora è ancora lì, nel vialetto, carbonizzata. Aveva appena quaranta giorni», racconta oggi a Repubblica. Dice di non sapere con certezza chi è stato: «Tengo a precisare che non ho prove per incolpare nessuno. Quello che so, è che l’episodio arriva al termine di una lunga storia di violenza. A dicembre ho denunciato il mio ex compagno per maltrattamenti e stalking. Una persona con cui sono stata per 21 anni e a cui avevo deciso di dire basta. Ho fornito alla procura descrizioni piene di dettagli, li ho informati delle minacce e ho chiesto alle autorità di intervenire subito».

La storia di Silvia

Ma non è successo niente: «Ho fatto esattamente quello che viene chiesto di fare, non è possibile che accadano queste cose dopo aver depositato delle denunce. Non voglio scappare, ma da quando ho dato la mia testimonianza mi sento sola». Per questo ha raccontato la sua storia su Instagram con gli hashtag #vittimadiviolenza e #nonvoglioaverepaura. «Questo è quello che succede quando non ti adegui al volere di un uomo al quale hai detto “è finita” Sono passata dal raccontare all’essere protagonista. Vuol dire cambiare la prospettiva della propria vita e sapere che ad essere condizionata sarà anche quella delle persone che ti stanno vicino. Condivido la storia di molte donne, mi sono immedesimata in ognuna di loro. Ma mai avrei pensato di dover installare telecamere fuori casa. Mai avrei pensato di dovermi proteggere fino a questo punto».

Le istituzioni

E conclude: «Io credo nella giustizia, voglio fidarmi delle istituzioni. Continuo a pensare che denunciare sia giusto, ma sono preoccupata per i tempi. Penso a chi mi potrà fare del male, quando e, soprattutto, a chi mi proteggerà se dovesse succedere. Non voglio essere la vittima del prossimo femminicidio».