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Che bravo Fulminacci, che tragedia Tony Effe e Side Baby. L’eccellente Madame, il regalo di Tosca e Consoli, l’ennesima hit di Annalisa. Le nostre recensioni

15 Marzo 2026 - 17:58 Gabriele Fazio

Fulminacci – Calcinacci

In un’epoca di musica mordi e fuggi, in cui niente rimane, niente pare incidere, tutto passa come il panorama fuori dal finestrino di un treno, avere nella nostra discografia, nella nostra vita, Fulminacci, vivere la sua stessa epoca, come i nostri genitori hanno vissuto quella del grande cantautorato, è una vera fortuna. È un Fulminacci diverso quello di Calcinacci, che è un disco che parla proprio di una ripartenza. Amorosa? Forse, ma non è quello il punto, quando si riparte si riparte e basta, lui per esempio riparte dalla collaborazione con Golden Years in sala regia, per cui il suono risulta più minimal ed è evidente che la cura dei testi, tutti quadrati, perfetti, è stata particolarmente attenzionata affinché uscisse in tutta la sua potenza. Un cambiamento si, ma senza alcuna snaturazione dal Fulminacci che abbiamo imparato a conoscere, quello dell’esistenza disegnata con colori pastello, in cui ogni fatto viene denudato, sdrammatizzato, ridotto a piccolo grande tesoro per diventare ciò che siamo destinati a essere, anche quando lo detestiamo («Maledetto me/Maledetta timidezza/Maledetta educazione»). Il Fulminacci che abbiamo visto diventare uomo, tra la spregiudicatezza dei primi pezzi e una visione del mondo anagraficamente obliqua, caleidoscopica, dentro la quale perdersi dolcemente è diventato un bisogno musicale primario per chi ha messo anche solo un mignolo dentro il suo mondo. E ora questo, una visione delle umane cose più desolata, fatta di calcinacci, appunto, residui di vita, di ricordi, di amore, nei quali è facile riconoscere anche le nostre di macerie e fare spallucce, supportati da una poetica precisa al millimetro, talmente precisa da rubarti i pensieri, così come solo i grandi riescono a fare con la propria scrittura, e lasciandoti a navigare, felice e imbambolato, in quel vuoto che ti provoca, quello in cui non sai più cosa dire, cosa pensare, se non che magari c’è nuova vita da affrontare e in fondo, anche se va male, chissenefrega, ci sarà sempre un buon pezzo di Fulminacci a tenerti in piedi. Nuovo gigante.