Il padre che mantiene un figlio da 12 anni senza conoscerlo

La storia comincia nel 2014, quando un uomo si rivolge al tribunale di Torre Annunziata per vedere riconosciuta la sua paternità. I giudici ordinano che sul certificato di nascita del piccolo venga cancellato quello di un uomo deceduto e padre di altri due figli, e venga apposto il suo. Era stata la madre a dichiarare il falso al Comune e a cacciare l’uomo di casa. Ma da quel momento lui lo mantiere regolarmente versando un assegno alla madre. Ma non riesce a vederlo con regolarità.
La storia
La storia che racconta oggi Valentina Errante sul Messaggero continua con i giudici che ordinano alla madre di permettere al ragazzino di sottoporsi a incontri psicologici per abituarsi alla presenza della figura paterna. Ma dopo due soli colloqui alla Neuropsichiatria infantile dell’Asl di Torre del Greco è saltato tutto. Nell’ultima udienza, che era servita per verificare le eventuali inadempienze dei servizi sociali, il giudice ha deciso di inviare il fascicolo alla proucra di Torre Annunziata, per le ulteriori violazioni che sono sembrate emergere. La magistrata della prima sezione civile del tribunale Anna Coletti parla di «inadempienze dei Servizi sociali torresi, che non hanno mai attivato un percorso di genitorialità per la madre e di supporto psicologico per il minore».
Il matrimonio e la nascita del figlio
Il bambino nasce a Massa di Somma, figlio di Charity, nigeriana, e Joseph, nato in Ghana e trasferitosi a Caivano. All’epoca i due erano sposati. Charity aveva denunciato il marito per maltrattamenti. Il tribunale lo ha assolto con formula piena, anche per il mancato versamento degli alimenti. Poi lei decide di attribuirne la paternità a un’altra persona e comincia la causa di riconoscimento della paternità. Nei due incontri con la neuropsichiatra infantile il bambino ha fatto emergere difficoltà di apprendimento e una certa aggressività. Il giudice dispone la presa in carico dei servizi sociali di Torre del Greco e Caivano. I primi non sembrano essersi attivati. Di qui l’invio degli atti alla procura.
L’affaticamento emotivo
«Da una parte ci sono gli interessi del minore che dovrebbero essere meglio tutelati, dall’altra un padre che, come risulta nella relazione degli assistenti sociali di Caivano, protocollata nel dicembre del 2025, ha “un affaticamento emotivo rispetto alla complessità e alla durata della vicenda giudiziaria” in corso, desiderando che tutto ciò termini presto, per poter vedere suo figlio», dicono al quotidiano le avvocate del padre Rosanna D’Avino e Lucrezia Chierchia. Che parlano di denunce da parte della ex moglie tutte concluse con assoluzioni. Ma che hanno comportato l’allontanamento di Joseph dalla Chiesa Evangelica Pentecostale, dove era pastore. «Nonostante un pronunciamento del tribunale e l’attivazione di un percorso psicologico da parte del tribunale» ancora non può vedere suo figlio.
