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Referendum, Mario Monti: voto no. La premier Meloni: è la riforma di tutti

referendum giorgia meloni mario monti
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L'ex premier: l'Italia deve continuare a stare nello Stato di Diritto

Al referendum del 22 e del 23 marzo «voterò no, non per punire il governo, di cui ho più volte sottolineato certi meriti. Non per favorire le opposizioni, che solo in sé possono trovare la forza per presentare un’alternativa credibile. Ma soltanto per una ragione che a me sembra molto più fondamentale: che l’Italia continui a stare dalla parte dello Stato di diritto, nella vita del Paese e nel sistema internazionale». A dirlo è l’ex premier Mario Monti in una intervista rilasciata al Corriere della Sera.

Il referendum e Mario Monti

Nella quale sostiene che «l’unico effetto indiscutibile della riforma sarebbe di spostare l’equilibrio dei poteri tra l’esecutivo e il giudiziario, a favore del primo. Se mi preoccupa? Molto. Può sembrare un limitato smottamento, al confine tra due terreni. Ma, come sappiamo bene in Italia, uno smottamento può trasformarsi in una grande frana». Per Monti «l’insofferenza profonda ha spesso caratterizzato l’atteggiamento dell’attuale governo quando la magistratura o la Corte dei Conti hanno sanzionato suoi atti. La coerenza propositiva è quella che lega tra loro più proposte del governo, accomunate dall’intento di depotenziare alcuni presidi dello Stato di diritto, visti come inaccettabili ostacoli all’esecutivo. Mi riferisco alla riforma sul premierato intesa ad accrescere la governabilità e la legge elettorale recentemente presentata, con meccanismi intesi a rafforzare notevolmente la maggioranza».

La premier

Giorgia Meloni invece parla in un’intervista a Il Dubbio. «La giustizia è uno dei tre poteri fondamentali dello Stato, ed è indispensabile per far camminare l’Italia. Ma se la giustizia p lenta, inefficiente e ingiusta, allora tutta la macchina si inceppa e le conseguenze le pagano i cittadini. Tutti i cittadini, non solo coloro che hanno avuto direttamente a che fare con la giustizia. Perché i magistrati decidono su tantissimi aspetti della nostra vita quotidiana, come la sicurezza, l’immigrazione, il lavoro, la salute e la libertà personale. E’ un potere enorme, ma è anche l’unico potere a cui non corrisponde quasi mai un’adeguata responsabilità», dice la premier.

La riforma è di tutti

Secondo la premier è la «riforma di tutti. Se un magistrato sbaglia o non fa il proprio dovere, nella maggior parte dei casi non accade nulla. E quel magistrato può fare anche carriera. E chi ne paga le conseguenze? I cittadini, le famiglie e le imprese di questa nazione. Ecco perché è necessario andare a votare, e votare Sì. Perché è arrivato il tempo di correggere queste storture, profonde e strutturali. In questi ottant’anni di storia repubblicana abbiamo riformato il Parlamento, il governo, la pubblica amministrazione, le Regioni e moltissimi altri ambiti della società italiana, tranne la giustizia, che è rimasta sempre identica a sé stessa. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: la magistratura ha perso molta della sua efficacia, con le drammatiche conseguenze che i cittadini conoscono bene».

Giustizia più giusta

«L’obiettivo di questa riforma», conclude Meloni, «è rendere la giustizia più moderna, giusta, responsabile e libera. Libera dai condizionamenti della politica, e da quelle degenerazioni correntizie che hanno compromesso la credibilità, il prestigio e l’autorevolezza della magistratura. Ecco perché ai cittadini dico di non restare a guardare. E di andare a votare, e votare si’, per aprire una pagina nuova per la giustizia e per la nostra nazione».

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