Trapianti di organi fuori dai protocolli e rapporti «deteriorati», la Regione ricostruisce il caos al Monaldi: «Ora ripensiamo tutto il sistema»

È «estremamente preoccupante» il quadro emerso finora sull’ospedale Monaldi di Napoli, dove il 21 febbraio scorso è morto il piccolo Domenico Caliendo dopo il fallito trapianto di cuore da Bolzano. Lo ha riferito il presidente della Regione Campania Roberto Fico, annunciando un primo pacchetto di misure dopo il tragico epilogo della vicenda del cuore giunto a Napoli “bruciato” a seguito di una drammatica catena di errori. Dopo i controlli degli ispettori del ministero della Salute, all’azienda ospedaliera dei Colli da cui dipende il Monaldi arriverà innanzitutto una ispezione straordinaria, che si avvarrà anche di professionalità esterne e dovrà verificare l’organizzazione e l’operato dell’azienda, al fine di accertare «se le condizioni che hanno reso possibile il tragico evento fossero note o conoscibili e siano state poi adottate le misure necessarie più opportune».
Tutto quel che non funzionava al Monaldi
L’istruttoria condotta nelle scorse settimane dalla Direzione generale per la Tutela della Salute della Regione ha in effetti accertato «un quadro di criticità più grave di quanto inizialmente emerso: protocolli di trasporto e conservazione degli organi non aggiornati, mancato utilizzo di dispositivi di conservazione disponibili in Azienda, formazione del personale inadeguata, un clima relazionale interno gravemente deteriorato e preesistente all’evento del 23 dicembre 2025, significativi ritardi nelle comunicazioni alle autorità sanitarie regionali e nazionali. L’insieme di questi elementi configura una problematicità organizzativa sistemica preesistente», rileva la Regione Campania. Per queste ragioni Fico ha disposto che il programma di trapianto cardiaco pediatrico al Monaldi, sospeso dall’Azienda ai primi di febbraio, non riprenda «fino a quando non saranno integralmente ricostituite le condizioni di sicurezza necessarie». La continuità assistenziale per i pazienti in lista d’attesa, fa sapere la Regione in proposito, «è garantita attualmente attraverso la convenzione con l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma».
Il ripensamento della rete di trapianti
Oltre a ciò, il Centro Regionale Trapianti, struttura di coordinamento dell’attività trapiantologica, attualmente collocato nell’Azienda ospedaliera dei Colli, «verrà trasferito presso gli Uffici della Regione, al fine di garantirne un più stretto ed efficace coordinamento con le strutture regionali competenti in materia di programmazione e controllo delle attività trapiantologiche. La ricollocazione consentirà alla Regione di esercitare un monitoraggio più puntuale della rete dei trapianti». Sarà inoltre condotta «una verifica complessiva dell’organizzazione della rete dei trapianti in Campania, accertando l’adeguatezza dei protocolli, delle risorse professionali, dei flussi informativi e dei sistemi di sicurezza in ciascun centro». Una serie di provvedimenti questi che la Regione, si sottolinea, assume «in raccordo istituzionale con il Ministero della Salute, nel rispetto delle reciproche competenze».
