Fratelli d’Italia consegna a Valditara la lista di 41 scuole che non hanno commemorato le Foibe. Scoppia il caso politico

Fratelli d’Italia ha stilato una lista di scuole che non avrebbero dato adeguato spazio alla commemorazione delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata e ne ha chiesto conto al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in un’interrogazione parlamentare che sta facendo discutere. L’iniziativa è firmata da dieci deputati e nasce dal vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (FdI) che vuole accertare eventuali responsabilità all’interno del sistema scolastico. La ricorrenza, istituita con una legge del 2004 e successivamente rafforzata, punta a preservare la memoria di una delle pagine più complesse e dolorose del Novecento, promuovendo eventuali attività didattiche e momenti di riflessione. Il ministero, ogni anno, invita le scuole a organizzare iniziative coerenti con questo spirito, senza, però, imporre un obbligo rigido. Il perimetro, infatti, resta sempre quello dell’autonomia scolastica. Ed è proprio qui che si apre lo scontro politico.
La lista delle scuole consegnata al governo
Nel testo dell’interrogazione vengono citati esplicitamente alcuni istituti, da Chieti a Latina, fino a Bologna e Catania, e si fa riferimento a un elenco complessivo di 41 scuole considerate inadempienti. Tra queste figurano, ad esempio, il liceo classico G.B. Vico e lo scientifico Filippo Masci di Chieti, i licei Dante Alighieri e Grassi e l’istituto Galileo Galilei di Latina, l’istituto Crescenzi Pacinotti Sirani di Bologna e l’istituto d’istruzione superiore Vaccarini di Catania. Secondo quanto sostenuto da Fratelli d’Italia, in questi istituti, insieme a molte altre scuole, «sarebbero stati totalmente ignorati gli indirizzi previsti da due leggi dello Stato». Nell’interrogazione si precisa che la denuncia si basa su «testimonianze raccolte».
«Il ministero intervenga»
Il partito attende ora una risposta dal ministero perché, afferma Rampelli, «le leggi esistono per essere rispettate da tutti, nessuno escluso. I presidi devono garantire che la tragedia delle foibe e l’esodo dal confine orientale vengano conosciuti da tutti i ragazzi e celebrati». Nel testo si chiede inoltre se il ministro «intenda assumere iniziative di competenza affinché le istituzioni scolastiche adempiano alla commemorazione dell’evento citato in premessa al pari di altri previsti dalla normativa vigente».
L’ira delle opposizioni
L’uso di una lista dettagliata ha provocato la reazione immediata delle opposizioni. Per Irene Manzi e Cecilia d’Elia, capigruppo Pd nelle commissioni Cultura, si tratta di un passaggio «grave e inquietante». In una nota scrivono che «siamo di fronte a un vero e proprio lavoro di intimidazione e schedatura, che rischia di trasformarsi in uno strumento di pressione politica immotivata e ingiustificata su istituzioni che devono poter lavorare serenamente, nel rispetto della loro autonomia e libertà». Per le dem Manzi e d’Elia, lo strumento delle interrogazioni parlamentari «non dovrebbe trasformarsi nella messa all’indice di singole scuole e in uno strumento di pressione nei confronti dell’amministrazione. Questo metodo è sbagliato nel merito e pericoloso nel principio, perché introduce un clima di intimidazione che non dovrebbe mai riguardare il mondo dell’istruzione». Quanto al Giorno del Ricordo, ci tengono a riconoscere che «è una ricorrenza fondamentale, che va affrontata con serietà e responsabilità, nel rispetto della complessità storica e della libertà di insegnamento. E proprio per questo, ogni tentativo di piegarlo a logiche di controllo o di contrapposizione politica è inaccettabile. Per queste ragioni – concludono – chiediamo al ministro Valditara di proteggere l’autonomia delle scuole».
