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Referendum, la spinta di FdI a Roma (nonostante il caso Delmastro). Fabio Rampelli: «I magistrati siano al servizio del popolo»

arianna meloni roma fdi
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Arianna Meloni apre l'iniziativa di Fratelli d'Italia Roma: «Abbiamo risvegliato la nazione»

La sala del palazzo dei Congressi di Roma è strapiena. L’evento organizzato da Fratelli d’Italia sarebbe solo locale ma il respiro è nazionale visto che non ci sono altri appuntamenti coi militanti dei vari comitati politici per il Sì unitari dopo quelli della scorsa settimana. E da coinvolgimento politico nazionale è anche il parterre che vede da Arianna Meloni a Fabio Rampelli, con molti esponenti di primo piano comunque presenti e l’atteso intervento dell’ex magistrato più esposto per il fronte del Sì, Antonio Di Pietro.

Proprio alla sorella d’Italia è affidato il compito di aprire gli interventi dal palco. «Siamo riusciti a risvegliare la nazione da quando siamo arrivati al governo ed è confortante che in giorni come questo ci sia al governo una persona come Giorgia Meloni“, dice Arianna Meloni. Come fa spesso, la capo della segreteria politica del partito parte raccontando la sua, la loro origine politica: «L’ho detto, l’abbiamo detto tante volte, ho iniziato a fare politica dopo le stragi di mafia. Noi siamo dalla parte della magistratura e questa riforma lo conferma, perché rende libera la magistratura dai condizionamenti della politica. Dobbiamo smettere di credere alla fake news delle mani della politica sulla magistratura: è una bugia». Arianna Meloni chiede anche ai militanti l’ultimo sforzo, il porta a porta, la spinta agli ultimi banchetti (anche se dal palco si ricorda che a Roma nelle ultime settimane sono stati organizzati 400 banchetti).

Il caso Delmastro

Nell’aria un po’ di preoccupazione si percepisce, specie nella scelta della maggior parte degli esponenti politici di primo piano di non concedersi negli a margine alla stampa. Il caso di Andrea Delmastro Delle Vedove è forse quello che preoccupa di più o in ogni caso la scelta, quasi per tutti, è di non commentare.

L’unico che sceglie di parlare e difendere a spada tratta il sottosegretario alla Giustizia che avrebbe partecipato ad una società in cui era presente la figlia di un pregiudicato per mafia, evitando di dichiarare questa società nella dichiarazione dei redditi depositata in parlamento, è Lucio Malan: «Il suo comportamento è stato ineccepibile – dice – appena ha saputo della partecipazione di questa persona ha abbandonato la società. Non comunicare una partecipazione minoritaria come questa non è certo un unicum, è accaduto anche ad altri di avere queste dimenticanze».

Fabio Rampelli: «No a inchieste mediatiche»

Sul palco, in ogni caso, l’argomento non arriva. Fabio Rampelli fa un intervento di merito, ammettendo anche qualche difficoltà: «Nella prima parte della campagna non ci siamo forse fatti capire abbastanza, ma quando l’Anm ci ha attaccato parlando di volontà di assoggettare i magistrati alla politica abbiamo cambiato passo. La sinistra giudiziaria detta le regole del gioco».

In tema di impatto della riforma, accenna anche al fatto che la riforma attuale è «un tassello, non l’unico tassello di cui ci faremo carico»: «Alcuni magistrati scelgono le inchieste ad alto impatto mediatico invece dei reati ad alto impatto sociale. La magistratura deve essere come il governo, come le forze dell’ordine, al servizio del popolo». Un discorso che lascia intendere che un possibile intervento che dall’obbligatorietà dell’azione penale passi a linee guida tassative stabilite dal parlamento (come accennato in passato anche da altri) non sarebbe poi troppo lontano se vince il sì.

Antonio Di Pietro: «Voto sì perché era nel programma di centrosinistra»

Molto ottimista Antonio Di PIetro, che sale sul palco tra applausi sentiti, forse tra quelli più convinti: «Sono qui per dare atto alla presidente dell’Antimafia Colosimo che ha fatto chiarezza sulla storia iniziata con l’inesistente trattativa stato mafia», dice entrando nel merito delle inchieste sulle stragi: «Dal 95 aspettiamo di riscrivere una storia che falsamente è stata scritta dai professioni sti dell’antimafia, parlando di stragi con matrice nera. E’ tempo di riscrivere la storia delle inchieste su mafia e appalti che ci hanno fatto perdere troppo tempo». L’ex pm dice anche che la riforma della magistratura è nata nel centrosinistra e che quindi era ed è per lui normale votarla. Dedica poi un saluto al generale Mario Mori, in prima fila.

«Se è vero come è vero che il giudice deve essere un arbitro – dice ancora Di Pietro – terzo fra le parti, quell’arbitro non può far parte della famiglia di una delle parti, cioè dell’accusatore. Per questa ragione, quando mi è stato chiesto e mi è stata chiesto da mia sorella perché dobbiamo votare sì, gliel’ho spiegato molto semplicemente: perché è bene che l’arbitro faccia parte della famiglia degli arbitri e il giocatore della famiglia dei giocatori».

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