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Quando finirà la guerra in Iran: i Pasdaran, la Teoria del Pazzo e Trump che «non sa cosa fare»

quando finisce guerra iran donald trump netanyahu pasdaran
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Teheran colpisce il petrolio dei paesi del Golfo e minaccia azioni contro gli alberghi. E ha la forza per bloccare Hormuz per sei mesi. Israele e Stati Uniti hanno cominciato il conflitto convinti che sarebbe stato breve e decisivo, ma così non sarà

Si chiama Madman Theory e in italiano si traduce con Teoria del Pazzo o Strategia del Matto. In tempi recenti è stata attribuita in primis a Donald Trump a ottobre 2025. Viene teorizzata da Niccolò Machiavelli ne Il Principe del 1513: l’autore suggerisce ai sovrani di trarre vantaggio simulando la follia per confondere e intimidire i nemici, e così scongiurare l’uso della forza. Adesso la usano i Pasdaran. L’Iran colpisce il petrolio dei paesi del Golfo e minaccia azioni contro gli alberghi che ospitano i funzionari nemici. Colpisce i civili in un’escalation infinita. Nella speranza che il nemico decida di ritirarsi per evitare danni peggiori.

The Madman Theory

Mojtaba Khamenei l’ha delineata ieri tornando a sfidare Stati Uniti e Israele: «Il nemico è stato sconfitto», il messaggio inviato dalla Guida suprema al popolo iraniano in occasione del Nowruz, il Capodanno persiano, mentre l’intelligence e le forze armate hanno ricevuto istruzioni di continuare a prendere di mira i «nemici interni ed esterni» del paese. I Pasdaran hanno risposto all’appello assicurando che colpiranno «capi e funzionari» ovunque, anche nelle «mete turistiche». E allargando il campo di battaglia ad aeroporti, petroliere, raffinerie, alberghi. Per rappresaglia su South Pars hanno colpito giacimenti ad Haifa, in Qatar e in Kuwait.

Estremamente vulnerabili

Nel discorso della nomina Khamenei lo ha spiegato chiaramente: «Abbiamo condotto studi su come aprire nuovi fronti dove hanno poca esperienza e sono estremamente vulnerabili. Li attiveremo se la guerra continua e in base ai nostri interessi». In questo atteggiamento c’è anche una risposta implicita a Trump e Benjamin Netanyahu, che hanno definito l’operazione in Iran come madre di tutte le battaglie. Ora lo è diventata anche per Teheran. Da qui l’uso dello stretto di Hormuz come arma di ricatto. Che ha già portato al paradossale ritiro delle sanzioni degli Usa sul petrolio iraniano già in mare. Con l’intenzione di calmierare il prezzo del greggio, ma con l’effetto di fornire al regime altri soldi da spendere nella guerra contro Washington.

Sei mesi di blocco

Non solo. Secondo un report dell’intelligence Usa citato dalla Cnn gli iraniani possono mantenere il blocco di Hormuz per sei mesi. Ma a costi impressionanti per il resto del fronte. Mentre Usa e Israele continuano a colpire bunker, caserme, fabbriche e impianti. La strategia di Teheran per finire la guerra consiste nell’alzare il livello dello scontro fino all’escalation finale. O fino al ritiro (magari con proclama di vittoria) da parte dei nemici. Vali Nasr, massimo esperto americano di Iran, dice oggi al Corriere della Sera che i piani del presidente «non stanno andando affatto bene. E dunque cerca di internazionalizzare il problema per creare una larga coalizione contro l’Iran. Israele e Stati Uniti hanno cominciato il conflitto convinti che sarebbe stato corto e decisivo, ma così non è».

La leadership Usa

Secondo Nasr «c’è una profonda crisi nella leadership americana. Perché all’inizio Trump rifiutava l’idea di creare un fronte di alleanze. Ma ormai è chiaro che gli Stati Uniti hanno portato la guerra contro le monarchie del Golfo e però non sanno come difenderle. È scoppiata una grande crisi non solo nel mercato energetico ma ai danni dell’economia globale e nei commerci. È in dubbio il ruolo stesso degli Usa nel mondo e letteralmente Trump non sa cosa fare».

Mentre una rivoluzione in Iran è improbabile: «Manca un’organizzazione delle proteste, gli iraniani non hanno leader che li guidino, c’è soltanto rabbia diffusa. Netanyahu del resto vuole soprattutto il collasso del regime, come è avvenuto in Libia dopo il 2011 o in Siria. Se continuano a bombardare le infrastrutture magari lo Stato crollerà, ma il risultato sarà il caos, non una rivoluzione. Anche perché penso che ci fosse una sorta di unità popolare iraniana contro la repressione del regime in gennaio, ma dopo l’attacco del 28 febbraio la situazione si è complicata, tanti iraniani si sono schierati contro la guerra».

Quando finirà

E quindi questo è il pronostico di Nasr su quando finirà la guerra in Iran: «Israele vuole continuare i bombardamenti a oltranza, se possibile anche con un’invasione di terra. Ma se l’America si ritira anche Israele si fermerà. Netanyahu e Trump non avevano previsto che alla quarta settimana di guerra gli iraniani sarebbero stati in grado di reagire allargando gli attacchi a tutta la regione». Per questo «l’unica risposta è intensificare gli attacchi, però ciò spinge Teheran a fare lo stesso: diventa un conflitto di resistenza dagli esiti incerti. L’Iran prima di cessare i raid ormai esige garanzie certe che non ci sarà un altro attacco, Trump non lo può fare, sarebbe un’ammissione di sconfitta. Netanyahu mira invece all’annullamento radicale della Repubblica islamica: la guerra sembra destinata a proseguire».

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