L’Iran incendia il Golfo, in fiamme un campo petrolifero negli Emirati. «E se gli Usa mandano le truppe sarà un Vietnam» – La diretta

Nel 17esimo giorno della guerra tra Usa, Israele e Iran le compagnie petrolifere hanno mandato un messaggio a Donald Trump: la crisi energetica peggiorerà. Per questo il presidente degli Stati Uniti ha detto che il futuro della Nato sarà «negativo» se gli alleati non contribuiranno a garantire l’apertura di Hormuz. Berlino e Londra hanno fatto sapere di aver preso atto delle affermazioni di Trump, ma nelle ultime ore è arrivato il rifiuto alle richieste Usa riguardo allo Stretto. Intanto il Brent torna sopra i 104 dollari. Il tycoon ha fatto anche sapere che sta trattando con Teheran: «Ma non credo che siano pronti (ad arrendersi, ndr). Ci stanno però arrivando piuttosto vicino». Intanto l’Iran ha accusato Usa e Israele di aver attaccato un’altra scuola in Iran dopo quella di Minab. Mentre Israele ha fatto sapere che gli attacchi di Teheran hanno causato 142 feriti.
Pezeshkian minaccia gli Usa. Axios: «Ma i negoziatori si parlano»
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha annunciato sui social di avere avuto una telefonata con il presidente francese Emmanuel Macron, al quale ha ribadito che «l’Iran non ha dato inizio a questa brutale guerra, e la difesa contro l’aggressione è un diritto naturale che conosciamo bene, e l’utilizzo delle basi statunitensi nella regione contro l’Iran, con l’obiettivo di compromettere le nostre relazioni con i Paesi vicini, deve cessare». «La pace e la stabilità nella regione non possono essere raggiunte ignorando l’aggressione sionista-americana contro il nostro Paese», ha affermato Pezeshkian. «Iniziare una guerra basandosi su false informazioni e con l’obiettivo di conquistare un Paese è una pratica medievale nel XXI secolo. Parlare di fermare l’aggressione è inutile se non ci assicuriamo che la nostra terra non venga attaccata», ha concluso. Secondo Axios tuttavia dietro i proclami belligeranti qualcosa si muove. Un canale di comunicazione diretto fra Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sarebbe stato riattivato negli ultimi giorni per parlare della fine della guerra. Non è chiaro al momento quale ne sia l’esito
Droni sugli Emirati Arabi, a fuoco un campo petrolifero da 70mila barili
Un attacco di droni avvenuto lunedì ha provocato un incendio in un importante campo petrolifero negli Emirati Arabi Uniti, secondo quanto riferito dalle autorità, mentre l’Iran continua i suoi attacchi con droni e missili nel Golfo. Le autorità dell’emirato di Abu Dhabi hanno dichiarato di essere ancora impegnate nelle operazioni di spegnimento dell’incendio nel giacimento petrolifero di Shah, senza segnalare feriti. Il giacimento petrolifero di Shah, situato a 230 chilometri a sud della città di Abu Dhabi, ha una capacità produttiva di circa 70.000 barili di petrolio greggio al giorno, secondo la compagnia statale emiratina Adnoc.
L'Iran agli Usa: «Se entrate via terra sarà un Vietnam»
Il viceministro degli Esteri iraniano ha lanciato un duro monito agli Stati Uniti di Donald Trump affermando che gli americani affronteranno «un altro Vietnam» nel caso di invio di truppe di terra nel conflitto in Medio Oriente. «Un intervento di terra sarebbe del tutto illegale ma noi siamo comunque pronti a difenderci», ha aggiunto Saeed Khatibzadeh in un’intervista a Teheran con l’inviato di Sky News. Il viceministro ha sottolineato che l’Iran è disposto a combattere finché necessario e che il Paese non è attualmente concentrato su una soluzione diplomatica.
Libano: «Gli attacchi israeliani hanno causato 886 morti dal 2 marzo e 1 milione di sfollati»
Trump: «La campagna contro l'Iran continua, regime distrutto»
Ft: «Da Parigi nessuna nave a Trump, Macron punta a missione post-guerra»
Media: «Khamenei ordina che i funzionari nominati dal padre restino in carica»
Cremlino: «Khamenei a Mosca per cure? No comment»
Petroliera non iraniana attraversa Hormuz con localizzatore acceso
Portavoce Merz: «La guerra in Iran non ha nulla a che fare con Nato»
Starmer: «Gb proteggerà i suoi interessi ma non entra in un vasto conflitto»
Teheran: «Nessun contatto con gli Usa per un cessate il fuoco»
Iran: Usa e Israele attaccano un'altra scuola in Iran
Le forze americane e israeliane hanno attaccato un’altra scuola in Iran. Lo riferiscono i media statali. Nel mirino un istituto di Khomeyn, nella provincia centrale di Markazi. Nei primi giorni della guerra, le forze alleate hanno bombardato una scuola di Minab: oltre 170 i bambini morti. Una nuova ondata di forti esplosioni è stata intanto udita a Teheran.
Israele: 142 feriti in attacchi Iran
Il ministero della Salute israeliano ha reso noto che 142 persone sono rimaste ferite negli attacchi iraniani e sono state ricoverate nelle ultime 24 ore. Lo riporta il Times of Israel. Tre persone sono in condizioni moderate e 134 sono in buone condizioni. Cinque sono stati trattate per attacchi di ansia.
Bin Salman ha esortato Trump ad attaccare l'Iran
Il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman è in contatto regolare con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e lo esorta a continuare ad attaccare duramente l’Iran: lo riporta il New York Times. Secondo il Nyt, che cita diversi funzionari anonimi, Bin Salman avrebbe trasmesso un consiglio precedentemente dato dal defunto re Abdullah dell’Arabia Saudita: «Tagliare la testa al serpente».
La coalizione per Hormuz
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta lavorando per formare una coalizione di paesi al fine di riaprire lo Stretto di Hormuz e spera di annunciarlo entro la fine di questa settimana. Lo ha riferito Axios citando 4 fonti.
Missile su un'auto, un morto a Dubai
Una persona è morta ad Abu Dhabi in un attacco iraniano. A quanto riferito dall’autorità, la vittima viaggiava sul un’auto colpita da un missile.
L'Idf: azione di terra nel Libano meridionale
Il portavoce delle Forze di Difesa Israeliane ha annunciato ufficialmente l’avvio di un’operazione di terra mirata nel Libano meridionale. «Le forze della 91ª Divisione hanno avviato nei giorni scorsi un’operazione di terra mirata, con l’obiettivo di colpire obiettivi chiave nel Libano meridionale per ampliare la zona di difesa avanzata. Questa operazione rientra nell’ambito degli sforzi volti a stabilire una difesa avanzata, che comprende la distruzione delle infrastrutture terroristiche e l’eliminazione dei terroristi operanti nella zona, al fine di rimuovere le minacce e creare un ulteriore cuscinetto di sicurezza per i residenti del nord», si legge nella dichiarazione. «Le Idf continueranno ad agire con la forza contro Hezbollah, che ha scelto di unirsi alla campagna e di operare sotto l’egida del regime terroristico iraniano, e non permetteranno che vengano arrecati danni ai cittadini dello Stato di Israele».
La lettera segreta di Hamas a Mojtaba
Hamas ha incoraggiato l’Iran ad «attivare tutti i fronti» in una lettera segreta inviata alla nuova Guida Suprema del regime, Mojtaba Khamenei. Lo riportano i media israeliani. La lettera segreta ha fatto seguito a una dichiarazione pubblica rilasciata da Hamas sabato, in cui il gruppo terroristico esortava l’Iran a non prendere di mira i paesi vicini del Golfo, si legge sul Jerusalem Post. “Pur affermando il diritto dell’Iran a rispondere a questa aggressione con tutti i mezzi disponibili, in conformità con le norme e le leggi internazionali, il gruppo invita i nostri fratelli in Iran a non prendere di mira i paesi vicini”, ha dichiarato Hamas nella sua risposta pubblica, più misurata. La lettera segreta, d’altro canto, presentava un volto di Hamas ben meno diplomatico, annunciando la sua intenzione di non lasciarsi disarmare.
Trump: abbiamo contattato 7 paesi. Il Giappone dice no
Il presidente ha affermato di aver contattato «circa sette Paesi» per avere un aiuto sull’Iran, ma che era troppo presto per dire chi si sarebbe fatto avanti, rifiutandosi inoltre di rivelare per quale posizione propendesse la Cina. «Abbiamo ricevuto alcune risposte positive, ma anche alcune persone che preferirebbero non essere coinvolte», ha aggiunto. Intanto il Giappone ha dichiarato di non prendere in considerazione operazioni di sicurezza marittima per lo Stretto di Hormuz. «Nell’attuale situazione con l’Iran, al momento non stiamo prendendo in considerazione l’avvio di un’operazione di sicurezza marittima», ha dichiarato il ministro della Difesa Shinjiro Koizumi al parlamento.
La trattativa con l'Iran
Gli Usa sono in trattative con l’Iran, mentre la guerra entra nella sua terza settimana, ma Teheran non è ancora pronta per un accordo di chiusura delle ostilità. «Sì, stiamo parlando con loro», ha replicato il presidente Donald Trump ai giornalisti sull’Air Force One, senza tuttavia specificare la natura dei colloqui, a una domanda sull’esistenza di iniziative diplomatiche in corso per porre fine al conflitto estesosi in tutto il Medio Oriente. “Ma non credo che siano pronti. Ci stanno però arrivando piuttosto vicino”, ha aggiunto Trump. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha negato colloqui in corso con gli Usa. Il ministro degli Esteri iraniano aveva precedentemente negato che fossero in corso colloqui con gli Stati Uniti. Trump ha affermato di non essere sicuro di voler raggiungere un accordo per porre fine alla guerra «perché, prima di tutto, nessuno sa con chi si ha a che fare, dato che la maggior parte della loro leadership è stata uccisa». La Guida Suprema iraniana Ali Khamenei e decine di altri funzionari iraniani sono morti il primo giorno degli attacchi israeliani-americani, il 28 febbraio. Trump ha tuttavia insistito sul fatto che «vogliono a tutti i costi raggiungere un accordo».
Trump contro Starmer
Trump esprime frustrazione per la risposta della Gran Bretagna alla sua richiesta di mobilitazione in Iran. Il tycoon, che domenica ha parlato col premier Keir Starmer, ha detto che «il Regno Unito potrebbe essere considerato l’alleato numero uno, quello con la storia più lunga e così via: eppure, quando ho chiesto loro di intervenire, si sono rifiutati». E non appena «abbiamo praticamente annullato la capacità di minaccia dell’Iran, loro hanno detto: ‘Beh, allora invieremo due navi’. E io ho risposto: ‘Abbiamo bisogno di queste navi prima di vincere, non dopo aver vinto’», ha detto Trump in un’intervista al Financial Times.
Petrolio, prezzi in salita
I prezzi del petrolio hanno continuato a salire all’apertura dei mercati asiatici con entrambi i benchmark in rialzo a causa della guerra in Medio Oriente che sta interrompendo le forniture globali. Il Brent sale dell’1%, poco sopra i 104 dollari al barile dopo aver toccato i 106 dollari, il Wti avanza dello 0,6% a 99,2 dollari al barile.
Donald Trump avverte la Nato
Donald Trump avverte la Nato, minacciando un futuro “molto negativo” se gli alleati degli Stati Uniti non contribuiranno a garantire l’apertura dello Stretto di Hormuz. E’ il messaggio schietto e diretto del tycoon alle nazioni europee perché si uniscano al suo sforzo bellico in Iran, contenuto in un’intervista rilasciata domenica al Financial Times. «È assolutamente opportuno che coloro che traggono beneficio dallo Stretto contribuiscano a garantire che lì non accada nulla di male», ha detto Trump, nella intervista al Ft di 8 minuti, sostenendo che Europa e Cina dipendono fortemente dal petrolio proveniente dal Golfo, a differenza degli Usa Uniti. «Se non ci sarà alcuna risposta, o se la risposta sarà negativa, credo che ciò sarà molto dannoso per il futuro della Nato», ha minacciato.
I commenti di Trump arrivano all’indomani dell’appello a Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud e Gran Bretagna perché si uniscano allo sforzo congiunto per sbloccare lo Stretto in cui transita il 20% del petrolio mondiale. Nonostante l’avvertimento, Trump si è mostrato scettico sulla possibilità che gli alleati degli Usa accolgano le sue richieste di aiuto. «Abbiamo un’organizzazione chiamata Nato. Siamo stati molto generosi. Non eravamo tenuti ad aiutarli per la questione dell’Ucraina. L’Ucraina dista migliaia di chilometri da noi, eppure li abbiamo aiutati. Ora vedremo se saranno loro ad aiutare noi. Perché sostengo da tempo che noi ci saremo per loro, ma loro non ci saranno per noi. E non sono affatto sicuro che, alla prova dei fatti, ci saranno», ha rincarato il tycoon.
Alla domanda su quale tipo di aiuto gli fosse necessario, Trump ha risposto: «Qualsiasi cosa serva». Ha poi aggiunto che gli alleati dovrebbero inviare dragamine, navi di cui l’Europa possiede un numero decisamente superiore rispetto agli Stati Uniti. Voleva inoltre «persone in grado di neutralizzare alcuni elementi ostili che si trovano lungo la costa iraniana». Trump ha lasciato intendere di volere squadre di commando europee o altro supporto militare per eliminare gli iraniani che stanno creando «disturbi» nel Golfo utilizzando droni e mine navali. «Li stiamo colpendo molto duramente», ha detto. «Non gli resta altro che creare qualche piccolo problema nello Stretto. Tuttavia, questi Paesi ne traggono beneficio e dovrebbero aiutarci a sorvegliarlo. Noi li aiuteremo. Ma dovrebbero esserci anche loro. In fondo, serve molta gente per tenere d’occhio pochi individui», ha concluso.
Le compagnie petrolifere a Trump: la crisi peggiorerà
Le compagnie petrolifere americane hanno recapitato un messaggio cupo ai funzionari dell’amministrazione Trump: è probabile che la crisi energetica legata alla guerra in Iran sia destinata a peggiorare. In una serie di riunioni tenutesi mercoledì alla Casa Bianca e in recenti colloqui con i segretari all’Energia Chris Wright e agli Interni Doug Burgum, gli amministratori delegati di Exxon Mobil, Chevron e ConocoPhillips hanno avvertito – ha riferito il Wall Street Journal – che le interruzioni ai flussi energetici in uscita dallo Stretto di Hormuz avrebbero continuato a generare volatilità nei mercati energetici globali.
