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Licenziato dopo 10 anni per aver consumato una bottiglietta d’acqua, dipendente di un supermercato fa ricorso: «L’avevo pagata»

21 Marzo 2026 - 16:20 Alba Romano
licenziato-bottiglia-acqua-ricorso-taranto-supermercato
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Oltre alla consumazione «non pagata», l’azienda contesta al lavoratore anche il prelievo non autorizzato di contante dalla cassa di un collega senza giustificativi. Gli avvocati dell'uomo respingono le accuse

Dopo oltre dieci anni di servizio in un supermercato di Taranto, un dipendente è stato licenziato con l’accusa di aver consumato una bottiglietta d’acqua da mezzo litro prelevata dagli scaffali senza autorizzazione né pagamento. Il provvedimento, notificato lo scorso 12 marzo, riporta il Corriere della Sera, è ora oggetto di una contestazione legale. L’uomo, assistito dall’avvocato Fabrizio Del Vecchio, ha avviato le procedure per presentare ricorso al giudice del lavoro.

I precedenti contestati dall’azienda

Secondo quanto indicato nella lettera disciplinare, l’episodio della bottiglietta non sarebbe stato isolato. L’azienda contesta al lavoratore anche altri comportamenti, tra cui «l’utilizzo non autorizzato di denaro contante da una cassa gestita da un collega», ma anche «la mancata registrazione delle relative giustificazioni», uno «scambio di denaro tra casse senza permesso» e infine «la consegna di merce da parte di un fornitore senza un adeguato controllo della documentazione». Nella lettera si fa inoltre riferimento a precedenti disciplinari risalenti al 2025, che avevano già comportato sanzioni per un totale di 30 giorni di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione. Le giustificazioni fornite dal dipendente, tramite il suo legale e nei tempi previsti, non sono state ritenute sufficienti dall’azienda.

La difesa del dipendente

La difesa, tuttavia, respinge le accuse. In merito alla bottiglietta, l’avvocato sostiene che fosse stata regolarmente acquistata insieme ad altri prodotti per raggiungere una soglia di spesa utile a ottenere una promozione: l’importo totale, pari a 11 euro, sarebbe stato pagato con bancomat. Per quanto riguarda gli altri addebiti, il lavoratore avrebbe semplicemente effettuato operazioni di routine, come cambiare monete con banconote, sistemare denaro in eccesso in cassaforte e verificare personalmente una consegna in assenza di altri addetti. Nonostante queste giustificazioni, l’azienda ha confermato il licenziamento, ritenendo le spiegazioni insufficienti a ridimensionare la gravità delle condotte contestate. La vicenda sarà ora valutata in sede giudiziaria. 

Foto copertina: Pexels / Nikita Nikitin

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